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“Ho pensato per lungo tempo di voler fare tutti i video per un artista”, dice Haycock. “Come con Lana Del Rey, sono stato il primo [regista] interessato prima ancora che l’album [Ultraviolence] fosse pubblicato, ne parlavo sempre e poi un sacco di gente ha iniziato ad allontanarsi dal progetto – nessuno in realtà aveva le palle o lungimiranza per impegnarsi su di esso.”

Haycock ha finalmente esaudito il suo desiderio di creare un visual album, collaborando con Florence + The Machine su The Odyssey, un cortometraggio che si addentra nell’album
How Big, How Blue, How Beautiful. The Odyssey è stato rilasciato in capitoli durante tutto lo scorso anno e recentemente è stato proiettato nella sua interezza a Londra e New York. 
Si tratta di un duro lavoro emozionale a cavallo tra il relitto di una relazione e la missione per ritrovare la propria totalità di individuo, il tutto prodotto da una vera rottura che la cantante Florence Welch ha affrontato.vincent2

“Lei mi comunicava il significato delle canzoni, a cosa stava pensando, le idee intangibili dietro le canzoni, e le note emozionali che la colpivano e poi mi faceva fare le mie cose” 

“Mi lasciava guidare la nave, per così dire, e interveniva quando sentiva che qualcosa doveva essere affrontato in un certo modo. Quando ti trovi davanti a due persone che hanno fiducia reciproca – io ho fiducia nel fatto che lei reciterà bene, e lei ha fiducia nel fatto che non darò vita a idee sceme – quando sei in questo tipo di collaborazione, tutti sono veramente felici dei risultati ottenuti.”

 

L’INIZIO DELL’ODISSEA

 

Haycock incontra Florence per la prima volta mentre lavorava ad una serie di video per il DJ/Produttore Calvin Harris. Dopo aver collaborato insieme per il singolo “Sweet Nothing”, Vincent e Florence lavorarono al video “Lover to Lover” estratto dall’album del 2011 Ceremonials.
La Welch divenne una specie di musa per Haycock- la sua flessibilità di passaggio tra le due tipologie musicali gli mostrarono non solo versatilità, ma uno dei più importanti principi di Haycock: la dedizione.
Qualche anno dopo, Haycock è stato chiamato per dirigere The Odyssey.

vincent1“Traggo ispirazione dalla musica e poi penso al tipo di persona che l’ha creata, in modo da incorporarla creativamente all’interno dell’opera come se fosse un attore” dice Haycock.
“Io penso che la musica di Florence sia incredibilmente narrativa così quando ho sentito la prima canzone, ero tipo, ti farebbe piacere se trasformassi l’intero album in un album concettuale dove creiamo un mondo e ne rimaniamo sempre al suo interno e ogni video diventa un capitolo? E lei era assolutamente d’accordo. Non riesco nemmeno a pensare ad un’altra persona , forse Björk, che avrebbe potuto portare a termine The Odyssey perché lei è così dimensionale – è super femminile e super mascolina, molto forte ma anche molto sensibile.
Non molti cantanti possiedono questo tipo di energia. Con The Odyssey, ero consapevole che lei avrebbe potuto farcela quindi quando la stavo scrivendo, era tutto tipo, facciamolo e basta.”

 

IL REBRANDING DEI FLORENCE + THE MACHINE

 

The Odyssey non è solo un visual album – l’estetica e il tono del film hanno influenzato live show, guardaroba e portamento generale della Welch. Florence ha menzionato in un’intervista con Rolling Stone che il produttore Markus Dravs ha forzato molto la mano per convincerla ad essere più onesta e reale in How Big, How Blue, How Beautiful. Simultaneamente, Haycock iniziò a concettualizzare lo stesso approccio per The Odyssey mentre la Welch era ancora in piena fase realizzativa dell’album.

vincent3“Penso che sia una versione più naturale, molto più personale di Florence”

“Non come Ziggy Stardust che si trasformò completamente in un’altra persona” dice Haycock. “Quando girammo “Lover to Lover”, lei non era per nulla la persona degli altri video girati in quel periodo.
Era stata messa a nudo, senza troppo make-up o folli tagli di capelli o grandi abiti fluenti. Prima non indossava abiti di scena ma aveva un guardaroba molto elaborato – aveva uno stile molto distinto.
Io ero convinto che fosse meglio essere più naturale, nessuna separazione tra la cantante e ciò che lei era nella vita reale, per mantenere un ritratto più onesto e permetterle di trasportare quest’onestà anche nella sua musica.”

Tale approccio totalitario per The Odyssey è come Haycock è abituato a fare il suo lavoro al meglio: affinché egli possa creare qualcosa da regista, ha bisogno di conoscere l’artista a livello personale per intrecciare la sua visione con la propria – che è precisamente il motivo per cui ha rifiutato di lavorare a Lemonade di Beyoncé.

IL FUTURO DEI VISUAL ALBUMS

vincent4“Così tante volte raggiungi il set senza aver mai incontrato l’artista. Ogni volta che un regista sta lavorando con un musicista su un livello più profondo dove entrambi sono realmente impegnati e coinvolti, si tratta di un processo più onesto- diventerà un lavoro più interessante, migliore” dice Haycock.
“Mi sono rassicurato [durante la creazione di The Odyssey] sapendo di lavorare per persone che realmente volevano che fossi io a girare i video e realmente volevano che trascorresse del tempo per conoscersi e collaborare in modo da non essere solamente assunto dal label e l’artista è tipo, oh fai come ti pare.
L’aspetto negativo di questa industria è che un sacco di volte le persone costrette a lavorare insieme non sono necessariamente giuste l’una per l’altra o non sono entusiaste di lavorare insieme.”

“Le case discografiche rilasciano il singolo, e se quel singolo vende bene poi investono molto denaro per un secondo singolo, e se quel singolo vende bene allora ne fanno un terzo e un quarto e di solito muore tutto lì. Noi abbiamo dato vita a 9 canzoni dell’album su 11, quindi molte di queste canzoni non erano singoli. E io credo che sia proprio questo il problema,” dice Haycock.
“Non vedrete la creazione di molti visual albums anche se dovesse diventare una moda. Lo vedrete solo con persone come Beyoncé o Florence che sono così avviate che i loro fan e l’etichetta discografica sosterranno una cosa del genere , perché è davvero difficile. Ne vorrei vedere molti di più, ma penso che sia il processo che porta alla loro creazione sia il funzionamento alla base delle case discografiche siano proibitivi. Dovresti riuscire a trovare un artista che ti dica tipo, voglio fare questo visual album e tu non puoi assolutamente contraddirmi.”

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