I Florence + The Machine hanno pubblicato il loro nuovo album il 29 giugno contemporaneamente ad una performance televisiva live dal Central Park di New York. Accompagnata da una band composta da sei elementi che include un arpista, Florence Welch ha cantato una selezione di singoli provenienti dall’album High As Hope prima che la security la sollevasse tra la folla per Shake It Out, un successo del 2011. Anche grazie ai fan che afferravano il fluttuante vestito della Welch nell’aria umida del mattino, la scena assomigliava più a un dipinto rinascimentale che a un evento promozionale.

Nell’ultimo decennio la Welch è diventata famosa sia come creatrice di hit musicali sia come una specie di folletto dotato di grande forza di volontà. Il suo contralto, i suoi lunghi abiti floreali, la sua chioma rossa e il tamburello suonato con entusiasmo si distinguono in un’industria che spesso privilegia nudità e testi super sessualizzati. Oggi, nell’era del #MeToo, i Florence + The Machine vanno oltre la fragilità e la stravaganza.

Florence scrive sull’amore nel XXI secolo con la stessa franchezza dei suoi colleghi, ma si affida all’introspezione dei testi e agli intricati arrangiamenti musicali piuttosto che alle ammonizioni. Mentre Beyoncé tesse le trasgressioni sentimentali maschili, traducendole in incitamenti rivolti alle donne per “alzarsi e combattere” (‘get in formation’, ndr), Florence canta a cappella e mette se stessa in guardia dal perdere il controllo in Sky Full of Song. “Riesco a sentire le sirene, ma non posso andarmene”, canta: un crescendo d’archi sostiene la sua voce implorante.

Guidate da pianoforte, archi e ritornelli pieni di cori, le canzoni di High As Hope sono discrete ma potenti e tempestive senza essere sensazionaliste. South London Forever solleva domande sul desiderio sessuale, sul consenso e sull’ubriachezza. La cantante ricorda di essere “fatta di ecstasy” mentre teneva “per mano qualcuno che avevo appena conosciuto”, dimenticandosi il proprio nome, ma “cos’altro potrebbe esserci meglio di questo?”. Una sezione di fiati crea un senso di nostalgia e desiderio, minato da un ritmo implacabile e inquietante. “Ho sognato troppo in grande?” Si chiede nel ritornello. “Oh Dio, cosa ne posso sapere io?”.

Florence Welch durante l’esibizione live di Good Morning America

Di per sé, le canzoni mescolano immagini di gioia, paura e redenzione con le difficoltà della femminilità moderna. La Welch collega temi come i disordini alimentari, le droghe, il suicidio e la tecnologia a temi spirituali e li osserva attraverso un obiettivo femminista. La “fame” martellante di cui parla equivale a quell’anelito di essere la versione della ragazza perfetta secondo la società – e anche secondo Dio. La malinconica Big God, scritta insieme a Jamie xx, è un canto oscuro su come le donne affrontino il vuoto della comunicazione virtuale e i messaggi di testo non ricambiati (il famoso ghosting).
Florence grida “Gesù Cristo, quanto fa male” ma un sassofono cambia timbro alla melodia, si passa dalla disperazione alla determinazione. L’ascoltatore si chiede se la cantante stia dirigendo il suo disprezzo verso un ex amante o verso Dio.

La Welch utilizza anche High As Hope per celebrare le donne a lei più care. Patricia è dedicata alla musa e rock star femminista Patti Smith, che viene ringraziata per i suoi consigli su come affrontare l’aspra retorica politica e religiosa di oggi: “In una città dove la realtà è stata a lungo dimenticata, hai paura? Perché io sono terrorizzata, ma mi ricordi che amare è una cosa meravigliosa.” Grace, scritta insieme a Sampha, è un’adorabile ballata suonata al pianoforte sulla sorellanza perduta; The End of Love è un’ode addolorata rivolta alla nonna di Florence, che si è suicidata tanti anni fa. Questa canzone in particolare è il trionfo della moderazione musicale, con un crescendo di voci stratificate che creano qualcosa di delicato e, contemporaneamente, di forte.

In un momento in cui molte performers si sforzano di combinare potenza e vulnerabilità, Florence offre quella complessità di cui si ha tanto bisogno. Tra i cantanti rock, hip-hop e pop di quest’anno, artiste di successo come Cardi B, Taylor Swift e Dua Lipa offrono canzoni sui dilemmi della vita reale ma raramente permettono alle barriere emotive e ai ritmi computerizzati di crollare e svanire del tutto. Con High As Hope, Florence Welch dà valore al femminismo e al suo suo dolore.

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Traduzione da un articolo originale di K.Y.W. per il The Economist