Florence Welch intervistata dal Tennessean parla di arte, nervi e strane idee per il tour

 

Vi sfidiamo a trovare qualcuno che stia più a suo agio sul palco di Florence Welch.

La 32enne leader della magnifica rock band  inglese Florence + The Machine saltella scalza su e giù per il palco durante i concerti senza mai sbagliare una nota mentre si allunga verso il pubblico, volteggia nell’aria e poi torna al suo microfono. Ma alla vigilia del tour di High As Hope – che arriverà alla Bridgestone Arena di Nashville il 2 ottobre – la Welch ride e dice di avere sempre gli stessi pensieri prima di partire in tour.

“Penso letteralmente ‘Non c’è modo per farcela.’ Appena inizia il tour, sto bene. Ma subito prima di andare, ho questo senso di…tipo sfinimento cosmico. Non so neanche se sono capace di stare in piedi. Penso sia dettato dai nervi e dalla pressione. È divertente perché ti soffermi e pensi ‘Neanche è iniziato e sono già stanca!’

D’altra parte quando la Welch ha iniziato a lavorare all’album uscito quest’anno, High As Hope, si è sentita liberata dalla pressione che aveva provato per anni in studio. È il primo album che ha fatto da quando ha deciso di smettere di bere un po’ di anni fa e la vede per la prima volta in veste di produttrice. È stato acclamato per la sua produzione cruda e minimal e le canzoni intime, con testi tra i più personali mai scritti da Florence. Il primo straordinario singolo Hunger inizia con questo verso sorprendente: “A 17 anni ho iniziato a non mangiare.”

In una conversazione col «The Tennessean» prima del tour, la Welch è stata un libro aperto, discutendo della “pressione interiorizzata” che ha sentito quando ha provato a dare un seguito al disco di debutto della band, delle sue idee di produzione più azzardate e del suo stile di vita rock’n’roll senza cui non potrebbe vivere.

 

Il modo migliore per fare musica

Parlando di High As Hope, la Welch dice di essere stata capace di tornare indietro alla mentalità che aveva quando ha registrato il primo album della band, Lungs (2009).

“Col tuo primo album non hai aspettative perché pensi solo ‘non so come fare musica o canzoni e probabilmente nessuno le ascolterà! Posso fare quello che voglio!'” dice con una risata. “E poi col secondo e il terzo… ormai c’è molta pressione sui secondi e terzi dischi e l’ho in qualche modo interiorizzata. La gente dice ‘Durerai? Cosa verrà dopo? Sarai capace di crescere come artista?’ E tu pensi ‘M***a. Che tipo di musica voglio fare?'”

“Ho imparato così tanto da quei tre album e nel momento in cui ho iniziato a scrivere quest’ultimo ero molto sicura di chi fossi come musicista e come artista. E stranamente questa consapevolezza mi ha permesso di tornare a fare musica come la facevo all’inizio… probabilmente il primissimo modo in cui ci provai, senza alcuna aspettativa e con un vero senso di serenità, che poi è il modo migliore”.

 

“Voglio che le persone si sentano completamente assorbite”

L’impressionante set design del tour include un palco su più livelli con gradini sporgenti tutto intorno come sottili strati rocciosi. Florence esplora lo spazio durante lo show, mentre enormi teli ondeggiano in alto. È stato disegnato e diretto da Willo Perron, la mente dietro gli ultimi tour di Jay-Z e St. Vincent, oltre ad altri innumerevoli progetti di prestigio. Florence dice che hanno lavorato insieme “fin dall’inizio”.

“È divertente perché posso mai davvero dargli delle direttive specifiche. Gli ho detto solo che volevo fosse incredibilmente esperienziale. Voglio che le persone si sentano completamente assorbite. Vuoi che le persone si sentano abbracciate nello spazio. Ma senza usare tanti schermi. I miei concerti non sono mai molto tecnologici. Voglio sempre dare un senso di totale naturalezza. Abbiamo persino parlato di scent design, così avremmo potuto diffondere profumo di incenso. E chiedevo ‘Ma questo scent design si può mettere in un tour?’ E loro “Ok, stai impazzendo!'”

 

“Vedo tutto come un unico grande collage”

Il lato visual del lavoro di Florence non è mai un ripensamento. È stata al college d’arte prima di scegliere la musica a tempo pieno e i suoi testi e poesie scritti a mano spesso diventano vere e proprie opere d’arte visiva. Quest’anno Seth Meyers del “Late Night” ha fatto notare che la Welch è stata la prima ospite che ha ridecorato il suo stesso camerino.

“Ho sempre avuto un senso estetico molto particolare” dice. “Anche quando ero una bambina stavo sempre a disegnare e scrivere poesie. Il primo diario che ho avuto era un vero e proprio un diario visuale pieno di disegni delle cose che mi succedevano. C’è un disegno di me stessa con le viscere fuori dal corpo e un grande cuore in alto, cosa che penso fosse una profezia molto acuta del mio futuro rapporto con la vita e con le relazioni” dice ridendo. “Non ho mai perso la sensibilità artistica dei tempi del college e penso che non dovrebbe mai esserci separazione nella vita. È tutto un grande progetto in evoluzione. Vedo tutto come un unico grande collage, tutto insieme: i testi, l’artwork, il palco, gli outfit.”

“Sono completamente libera”

Dopo l’ultimo tour nel 2016, la Welch ha trascorso i due anni successivi in tranquillità e per lo più lontana dai riflettori. Quest’estate invece è andata da zero a cento, suonando in arene e festival, facendo apparizioni televisive di prestigio e aprendosi per ore durante le interviste.

“Penso che più si invecchia, più si realizza che è in fondo un modo innaturale di vivere ma è quello che ho scelto. È divertente, ogni volta che inizio un grande tour, penso ‘Non lo farò mai più!'” Ma dice che la routine ha reso il palco un rifugio ancora più potente e l’entusiasmo sembra lo stesso dei primi live nei club.

“È la stessa sensazione del ‘Mi sento completamente libera.’ È strano perché le persone si aspettano cose da te ma da parte mia c’è anche un senso di totale libertà e assenza di aspettative. Penso di vivere sempre l’attimo e forse mi è permesso di essere l’espressione più libera di me stessa. Se dovessi farlo ogni giorno, probabilmente sarei più responsabile (ride) ma sul palco mi sento del tutto liberata. Anche se tutto il contorno diventa sempre più professionale e meno caotico – cosa che va bene – il mio rapporto con la performance si è solo rafforzato nel corso del tempo.”