È venerdì al negozio Apple e, come in qualsiasi momento in qualsiasi negozio Apple, è un pomeriggio movimentato. Al secondo piano della sede del World Trade Center, col bianco lucido degli interni che si intona con quello del centro commerciale, la gente brulica intorno ai tavoli, ogni tanto si siede e riceve assistenza ai problemi più urgenti. A un tavolo però le dieci persone che vi sono riunite appaiono tranquille. Indossano le cuffie mentre sperimentano nella creazione di musica su GarageBand, il tutto spiegato non solo dai dipendenti Apple ma anche su video da un’ospite speciale: Florence Welch. Fa parte di un nuovo progetto, ‘Today at Apple Music Lab’: la cantautrice, che ha alle spalle varie nomination ai Grammy, ti guida attraverso il suo non proprio ortodosso processo creativo. Ripresa nello stesso studio dove è stato registrato il suo nuovo album High As Hope, Florence sbatte i piedi sul pavimento e suona alcune note al pianoforte, spiegando come trova ispirazione e crea la sua ben nota musica orchestrale senza alcuna formazione musicale ufficiale.
Il Music Lab, una delle tante sessioni gratuite di ‘Today at Apple’ disponibili in ogni Apple Store, accompagna gli utenti nell’apprendimento dei vari strumenti di GarageBand, insegnando loro come creare la propria base percussionistica utilizzando il sequencer beat, utilizzare i suoni del mondo circostante grazie al campionatore e ricreare i suoni di vari strumenti musicali usando gli smart tool. Insomma, non c’è nemmeno la necessità di avere un background musicale alle spalle per poterlo sfruttare al meglio.

Siamo riusciti a parlare al telefono con Florence mentre è impegnata nel suo tour per High As Hope.

Teen Vogue: Raccontaci come è nata la tua collaborazione con Apple e il Music Lab e perché hai deciso di intraprenderlo.

Florence Welch: Immagino perché sono timida e mi è anche piaciuto che le persone non sapessero se si trattasse di una band o di un progetto solista. Mi piace essere in grado di nascondermi dietro questa misteriosità. Ma ho pensato che fosse un bel modo per dire “No, creo musica anche io”. Volevo mostrare alle persone il processo che c’è dietro, per quanto rudimentale sia – e lo è abbastanza.
La Apple me l’ha chiesto e, nel vedere altri esempi di altri artisti che lo facevano, ho pensato che fosse davvero interessante, è un bel modo di mostrare il processo dietro la creazione delle mie canzoni. Ero lusingata anche perché penso che, non essendo una musicista qualificata, faccio le cose istintivamente. Ero eccitata all’idea di mostrare alle persone che forse non si sentono abbastanza preparate o che non hanno conoscenze tecniche, che possono farcela. Fare delle cose. Indipendentemente dal fatto che tu sia altamente qualificato, è divertente e puoi farlo. È possibile.

TV: Ci sono parti preferite in quello che hai filmato o di ciò che hai fatto per il Music Lab?

FW: È stata proprio una bella giornata perché l’abbiamo girato con Vincent Haycock, con cui ho collaborato in passato…abbiamo fatto un piccolo film insieme per How Big, How Blue. E abbiamo girato nella casa di Emile Haynie, che è anche lo studio in cui abbiamo realizzato High As Hope. Così è stato davvero molto naturale – sedersi insieme alle due persone che hanno fatto parte del mio processo creativo e tirare tutto fuori.È stato bello rileggere i vecchi taccuini, pensare al mio processo e parlarne. È stato interessante per me, perché molte interviste possono essere così, le persone vogliono davvero conoscere le tue cose più intime, ma spesso non ti chiedono nemmeno più nulla in generale, sulla tua persona. Proprio come “E allora? Con chi ti stai frequentando?”. Non vogliono sapere come hai realizzato determinate cose. Quindi mi è davvero piaciuto poter parlare del mio processo creativo.

TV: Le riprese ti hanno fatto capire qualcosa che non avevi realizzato prima?

FW: Difficilmente riesco a riguardarmi, odio guardarmi parlare. Ero tipo, ugh! Beh, sai cosa? Mi ha fatto capire che ho sempre fatto le cose allo stesso modo, e non è cambiato proprio nulla. Non so se sia una cosa positiva o negativa, ma è sicuramente l’istinto che prevale sull’organizzazione. È decisamente l’entusiasmo che batte l’abilità, e questo mi è stato d’aiuto. Dipende, se ti piacciono i Florence and the Machine allora è una cosa buona.

TV: Il processo creativo che riguarda l’aspetto musicale è solo una parte della creazione della tua musica. Mi stavo chiedendo che consiglio hai per giovani musicisti o giovani scrittori che scrivono di argomenti personali, e come fai ad esporti a chi ascolta la tua musica?

FW: Posso solo parlare della mia esperienza personale riguardo il pubblicare qualcosa di profondamente personale che, in realtà, è stata un’esperienza estremamente positiva. Molto incoraggiante in termini di consapevolezza del fatto che le persone sono più aperte, più gentili e più disposte a ricevere la propria vulnerabilità di quanto si pensi. Ho imparato molto sulla gentilezza delle persone da questo disco. Se ti fa paura e senti che è spaventoso, probabilmente è una cosa buona, sai? Ma se ti senti a disagio e senti di spingerti oltre i tuoi limiti, fuori dalla tua zona di comfort, di solito significa che stai facendo un passo avanti. È bello correre rischi creativi e permettere alle persone di avvicinarsi a te. Vorrei solo dirvi che va bene esplorare. Penso che a volte per le giovani donne può essere difficile trovarsi in studio. Io ero, a prescindere, una ragazza timida. Ma avevo molte grandi idee. Ma mi ci è voluto del tempo solo per trovare la mia voce e trarre forza dalle mie idee. Potete essere influenzati. Vorrei solo dire che la vostra voce è importante, e se vi sentite bene con quello che state facendo, non preoccupatevi di quello che dicono gli altri. Andate avanti.

TV: Che consiglio vorresti che qualcuno ti avesse dato, o che cosa hai imparato che vorresti dire alla te stessa diciottenne?

FW: È così difficile, cosa stavo facendo quando avevo 18 anni? Quale consiglio mi darei? Non lo so, dovrei dirmi “bevi di meno”. Ma così non sarei quella che sono oggi. Sarebbe come…Penso che mi consiglierei di uscire con persone gentili e bere di meno. Ma se non avessi attraversato quella roba, non saprei cosa so adesso. Ho dovuto buttarmi in situazioni dolorose per capire come volevo vivere. Ho solo 31 anni, ma immagino che il mio istinto materno nei confronti di me stessa a 18 anni sia tipo “quella persona non è gentile con te”. Mi sarebbe piaciuto incoraggiare me stessa a stimarmi di più. Non penso di averlo fatto a quell’età.
Penso che a volte permettevo di essere trattata crudelmente, ma è così difficile saperlo quando sei così piccola. Non lo sai. Si è così confusi su come dover essere trattati dalle persone o su quello che vali. Quindi devi solo…Non vorrei togliere nulla dalla mia esperienza di vita, perché mi ha aiutato in molti modi. Tutti gli ostacoli, il cadere e tutta quella roba. Mi ha aiutato a capire chi sono adesso. Vorrei solo dire “Hey, andrà tutto bene. Starai bene. Sì, andrà tutto bene, e troverai una soluzione. Niente è sprecato. Se ti sembra dura adesso, pensa che quel dolore ti sarà utile un giorno”.

TV: La Apple ha appena festeggiato il decimo anniversario del suo app store: quale app usi quotidianamente o quali sono le tue app preferite mentre sei in tour?

FW: La dipendenza principale e anche la rovina della mia vita, la cosa più utile, la cosa che trovo davvero eccitante e divertente ma che cancello e rimetto sul mio telefono cento volte al giorno è Instagram. Ho una relazione così fottuta con questa app! La adoro come mezzo di comunicazione, poiché sono andata al college d’arte amo il fatto che sia come un album di ritagli, adoro essere in grado di condividere i miei appunti scritti a mano, e mi piace avere questa piccola collezione da sfogliare… i fan hanno anche creato un book club. E questo è fantastico. Ma quando mi rendo conto di essere sul pulsante Esplora da 20 minuti, cosa sto facendo? Dio mio! Sono stata risucchiata in questo buco nero, quindi trovo che sia uno strumento davvero utile, ma posso sicuramente abusarne, quindi devo essere piuttosto frenata nell’uso dei social media.

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Ma è interessante. Ho 31 anni, non sono cresciuta con tutto questo. Quindi mi sento un po’ sopraffatta. Ma trovo che la generazione che ci è cresciuta insieme sia più esperta. Ne sono molto consapevoli, dei suoi lati positivi, ma anche dei pericoli. Sono sempre super impressionata da come le ragazze con cui lavoro su Between Two Books sembrino incredibilmente esperte sulle cose buone ma anche le difficoltà dei social media. Sono sempre molto ispirata da loro. Perché loro lo capiscono, mentre io la cancello dal mio telefono 50 volte al giorno. È così interessante essere un ‘nativo digitale’, penso sia questo il termine se ci sei cresciuto. Ma è incoraggiante che adesso le persone siano molto più al corrente sulle cose anche se tutti usano i filtri ed è una realtà costruita. E trovo che sia davvero interessante il modo in cui la generazione più giovane stia abbracciando tutto questo, ne capisce anche i problemi e ne parla apertamente. Trovo che sia una cosa molto promettente. Penso che gli ultimi anni siano stati molto rivelatori e sembra che tutti siano d’accordo. C’è stato un “Siamo onesti, adesso”. E lo trovo davvero incoraggiante.

 

TV: Hai appena pubblicato anche un libro, giusto? Puoi parlarcene?

FW: Sì, un libro di testi e poesie. O mio Dio. È un’esplorazione di ciò che è una poesia e che cos’è una canzone. Parla anche del rapporto che ho avuto con il mio lavoro. E di come, a volte, il lavoro si tramuta in un personaggio. Una canzone è la sua stessa persona che vive in me. La mia relazione con quell’altra entità e la poesia sono solo una sorta di esplorazione, di come potrei parlare se non stessi incarnando quest’altra cosa. Alcune delle poesie sono solo una lista di strane cazzate che non posso inserire nelle canzoni, perché non fanno rima. Ma chi dice che non puoi metterle in una canzone? Quindi è una sorta di mediazione sulla forma.

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TV: C’è qualcos’altro che vorresti che la gente sapesse su cosa stai facendo con Apple e il Music Lab e perché dovrebbero partecipare?

FW: Non lo so. Sono così inglese, quindi è difficile; non siamo molto bravi a farci pubblicità da soli. Se parteciperete, vedrete qualcuno che prova a fare canzoni, potrebbe farvi sentire meglio con voi stessi.

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