Dopo anni selvaggi di feste notturne, Florence Welch ha trovato uno stile di vita più tranquillo. Parla con Eva Wiseman dell’ “energia magica” che la guida e di come stia finalmente imparando a dare un senso a se stessa.

 


The Observer

C’era un tempo in cui la voce di Florence Welch era inevitabile come una sirena dell’ambulanza. “You’ve got the love, youuuu…” veniva sparata a tutto volume dai finestrini delle auto, sulle telecronache sportive, dentro i negozi Primark. E poi, altrettanto velocemente, questo periodo è finito.

Ora 31enne, coi capelli meno fiammeggianti e più simili al dolce colore del tramonto, Florence Welch è una donna più calma rispetto alla ragazza tormentata che ha creato tre album numero uno e che si è esibita da headliner a Glastonbury con un completo argento. Oggi, mentre si toglie i suoi gioielli per non farli tintinnare sul registratore, sembra Lady of Shalott (famoso dipinto di J.W. Waterhouse, ndr) in blue jeans. Fu durante quel periodo che la Welch, quando usciva di casa, iniziò a sentire che un po’ alla volta stava andando in mille pezzi.

“Fu allora che il bere e le feste aumentarono rapidamente, come un modo per nascondermi da tutto. Mi ubriacavo moltissime volte, grazie a tanti Martini – riuscivo a bere tre shots contemporaneamente. Non mi è mai interessato”, dice ridendo, amaramente, “un buon bicchiere di vino”. Florence pronuncia questa frase come se si trattasse di una leggenda urbana; le erano sempre piaciute le feste. Ed è proprio nei bagni di una discoteca londinese che nel 2006 fece un’audizione davanti alla sua futura manager, diventando poi Florence and The Machine e conquistando l’America tre anni dopo. In quel periodo dormiva pochissimo. Quando tornava a casa dopo qualche festa durata due giorni, era sempre nei guai. Riceveva dei messaggi, solitamente, ‘Dove sei?’ “E io ero tipo ‘Non ne sono sicura, ma ho addosso i vestiti di qualcun altro…’ Fare festa era un modo per non voler affrontare il fatto che la mia vita fosse cambiata, non volevo smaltire quell’effetto. Mi è sempre sembrato come se qualcosa mi avesse preso e buttato in giro in varie stanze e case, per poi fare ‘Boom!'” dice Florence agitando le braccia in modo teatrale. “Accadeva ogni volta, e ogni volta era scioccante.”

‘Prima pensavo di vivere grazie ad un motore alimentato a caos’: Florence indossa un abito di Giambattista Valli e gioielli di Annina Vogel. Fotografia: Phil Fisk per  The Observer

Tuttavia, la musica ebbe la meglio, arrivarono queste immense canzoni viscerali sull’amore e sulla perdita – la regista Greta Gerwig le ha descritte a Florence come “il più profondo, il più oscuro pozzo di dolore, ora devi solo organizzarci una grande festa e invitare tutti”. Facevano piangere la Gerwig, ammise lei stessa, in modo incontrollabile. Il sound ha richiesto un po’ più di tempo per plasmarsi – iniziò a collaborare con un’altra giovane donna, Isa Summers e uscirono con il singolo Dog Days Are Over, un potente sbraitare simil Kate Bush, una canzone pop che riuscì a definire uno stile ben preciso. Fino ad allora aveva lavorato con produttori uomini più grandi di lei. “E poi ci fu un rinvio inconscio, un pregiudizio radicato contro me stessa.” Anche dopo quattro album, sta ancora facendo musica nello stesso modo controllato, “femminile”; l’unica differenza è che oggi sa quando rimuovere alcune cose. “Tipo quando qualcosa diventa troppo..alla Florence?” annuisco e poi mi fermo, per paura di sembrare scortese.

Arrivata al decimo anniversario di questa carriera diventata grande molto velocemente, ha deciso di rimettersi in carreggiata. “Quando ho capito che potevo esibirmi senza alcol, è stata una rivelazione. C’è disagio e rabbia, e il momento in cui si incontrano è quando ti spacchi in due. Sei libero.”

Sul palco, dice, si sentiva sempre assolta – nessuno era arrabbiato con lei lassù. Era la vita fuori dalle scene su cui doveva lavorare. Si arrampicava sulle torri del palco, aggrappandosi con una mano, saltando tra la folla e strappandosi la maglietta quando diventava troppo sudata. Dopo quelle notti è abbastanza difficile per lei tornare sulla terra. Tutto, spiega, inizia ad assumere un significato magico. Ci sono dei momenti – mentre è seduta nella stanza di un amico a guardare la TV, per esempio – quando, privata del sonno e sobria, improvvisamente si lascia prendere dalla paura. “I momenti mondani diventano incredibilmente profondi. L’esibizione, la trascendenza… e poi sedersi a guardare la TV – tutti questi momenti possono coesistere, e il banale trasforma il resto in magia. Forse sto cercando di mantenere la normalità. Forse è perché l’essere sul palco è diventato normale, che quelle manciate di attimi di pace sembrano davvero tempestosi e selvaggi. Ma ne faccio tesoro.”

Così ha smesso di bere e ha iniziato a restare a casa, la scorsa notte ha visto l’intera nuova serie di Unbreakable Kimmy Schmidt. “Penso di aver raggiunto il fondo di Netflix.” E anche se la sua vita è più tranquilla, il suo lavoro è diventato più forte.

 

“Prima pensavo di vivere grazie ad un motore alimentato a caos, ma più sono tranquilla, più posso dare il meglio sul lavoro. Posso affrontare cose che prima non ero in grado di fare.”

 

Florence indossa una camicia di Silk and Rope Vintage, pantaloni di Vilshenko e gioielli di Annina Vogel. Photografia: Phil Fisk per The Observer

A Florence piace ingannare se stessa. Lo fa con una penna blu, scrivendo ciò che lei definisce “auto-provocazioni di verità”, rassicurandosi che non le farà vedere a nessuno. “Shh, va tutto bene, siamo solo noi…” Ed è stato come uno di questi che Hunger, il primo singolo estratto dal suo nuovo album High As Hope, ha avuto inizio. La prima riga è: ‘A 17 anni ho iniziato a morire di fame’. “È la prima volta che riesco a metterlo su carta” sussurra. ‘Pensavo che l’amore fosse nella droga’, continua la canzone, ‘ma più ne prendevo, più cose mi toglieva. E non ne potevo mai avere abbastanza. Pensavo che l’amore fosse sul palco. Ti concedi agli estranei, non devi avere paura.’ “Ma ora mi sono resa conto che quella perla di insicurezza e solitudine è un’esperienza umana. I grossi problemi sono lì, in qualsiasi modo tu voglia affrontarli.” Ride improvvisamente. “La cosa più strana è che, per quanto possa sembrare [un problema] personale, non appena lo dici, altre persone dicono:’Anche io mi sento così’.”

Era terrorizzata a parlare del suo disturbo alimentare per la prima volta. Non solo parlarne – anche cantarlo. Sua sorella era sconcertata. “Tipo, ‘Non sei riuscita ad ammetterlo per anni, e ora lo metti in una canzone?'” Ma il terrore significava solo, dice Florence, che aveva bisogno di farlo.

Il terrore la guida, o la spinge in avanti, come un forcone affilato nella sua schiena. Era una bambina piena di fantasia, ma di una fantasia opprimente e confusa – credeva che i fantasmi e i licantropi fossero reali. Ancora se lo chiede. “Ho imparato alcuni modi per gestire quel terrore: bere, drogarmi, controllare il cibo. Era come una rinascita dell’infanzia, l’autodistruzione infantile scatenata in una persona con impulsi da adulti”.

Di recente, si trovava allo Chateau Marmont di Los Angeles e si è svegliata di soprassalto con un abito bianco appeso sopra la sua testa. “Poi all’improvviso ero in bagno, a urlare. Era una paralisi del sonno? Non so come sono arrivata in bagno.” Solo di recente ha superato la paura del buio, ma lei lo dice senza imbarazzo. In vista dell’uscita di Hunger, a maggio, dice: “Ho vissuto un incubo – ho pianto durante tutto Avengers: Infinity War”.

Florence indossa Gucci e gioielli di Annina Vogel. Photografia: Phil Fisk per The Observer

È successo qualcosa quando aveva 17 anni, per attivare quella discesa? Si interrompe a lungo. Il suo caffè si raffredda. Fuori, le condizioni atmosferiche cambiano. In segno di scusa, distoglie lo sguardo. “So come affrontarlo in una canzone, ma un sacco di cose le sto…ancora scoprendo? In una canzone posso parlare di cose che non capisco ancora, come: ‘Pensavo che l’amore fosse una specie di vuoto’ – sembra importante. Pensi che l’amore sia irraggiungibile, vuoto, affamato, poi c’è una sorta di tristezza quando qualcosa di più stabile viene verso di te. Non lo riconosci come amore perché non è abbastanza disperato. E non avevo mai collegato le due cose fino ad ora.”

Lo sta facendo adesso? Sta mangiando? Fa un respiro profondo. “Sono arrivata molto più lontano di quanto non lo sia mai stata prima. Quello era qualcosa che ho vissuto e ora ho 31 anni e mi trovo in un periodo in cui posso forse…vedere cosa stavo cercando?” Il suo discorso è leggero, con un leggero accento di Londra sud, e punteggiato liberamente con ellissi.

Il giorno del 30esimo compleanno di Florence, sua sorella ha avuto una bambina, e il vantaggio della sua nuova vita tranquilla è l’essere stata presente per il primo anno di vita di sua nipote. “Ci aiutiamo l’un l’altra. Io ho fatto carriera, lei ha tirato su famiglia, e abbiamo visto entrambe cosa c’è dietro la perfezione esteriore. Mi piacerebbe essere sposata, ma riesco vedere il bene e il male in entrambi questi tipi di vita. A volte mi sono chiesta: ‘Ho sognato troppo in grande, devo lasciar andare questo sogno?'” Andando in tour, si è resa conto di entrare in uno stato di stasi, uscendone fuori anni dopo per scoprire che non solo tutti i suoi amici hanno avuto figli e si sono sposati, ma sono cresciuti in modi ancora più grandi, meno definibili, imparando anche cose come lasciarsi – qualcosa che lei deve ancora padroneggiare – e come sentirsi “meritevoli di essere amati”.

Pagina estratta da Useless Magic, in uscita il 5 luglio. Penguin Books

Sebbene suo padre, Nick, un ex dirigente pubblicitario, abbia lasciato Londra per aprire dei campeggi, Florence vive vicino sia a sua sorella che a sua madre Evelyn, una professoressa di studi rinascimentali; quando Florence parla di lei, annuisce lentamente come se stesse contemplando un Sudoku difficile.

“Mia madre era così preoccupata riguardo la mia carriera musicale – pensava che fosse pericoloso, che potesse ferirmi, essere passeggera. Adesso ha accettato che non si tratta di una fase. Ma ne ha passate tante, quindi si prepara sempre al peggio.” Sua madre piange il fatto che non sia andata all’università. Una volta Florence le ha detto di ricordarsi di ogni vestito che avesse indossato e sua madre ha risposto: “Che cervello sprecato”.

Ma, mentre Florence conduce questa vita tranquilla, le loro somiglianze le stanno diventando più chiare. Durante una conferenza di Evelyn su un paio di guanti rinascimentali, vide improvvisamente da dove proveniva il suo gene della performance. “La gente mi dice che sparisco – anche lei è come me e questo può essere isolante in una relazione, e forse era isolante quando eravamo bambini. Come me, penso che abbia grandi sentimenti, ma li ha messi da qualche altra parte, li ha riposti via. Sto ancora cercando di capire che cosa sia questa mia sensazione perenne di desiderio, e lo faccio cercandone le origini.” Poi c’è un’altra pausa, così profonda che ci potresti nuotare dentro. “La madre di mia madre si è suicidata. E il modo in cui è stata amata da sua madre è connesso con il modo in cui lei ci ama, che poi è il modo in cui noi amiamo gli altri. Mia nonna è caduta, quindi a volte mi sento come se fossimo ancora tutti in questo ciclo, cadendo insieme lei. Il trionfo delle tragedie.”

Solo di recente ha iniziato a parlare di questo con sua madre, e di quei ‘dog days’ da 17enne, e del modo in cui le sue relazioni abbiano seguito l’andamento sviluppatosi durante l’infanzia quando era una “piovra di sentimenti”, sempre affamata di attenzione da persone non disponibili emotivamente.

Il suo primo libro di poesie, Useless Magic, un elegante album di ritagli e collage, è dedicato ai suoi genitori. Le prime parole, scritte con la biro, sono: “Creo canzoni per legare le persone a me”. È con la stessa penna che scrive quotidianamente “sermoni”, come lei li chiama, e li usa per riconoscere e trovare l’umorismo e la stranezza nella sua vita da pop star. Per esempio, pretende il primato di essere stata ubriaca in un corridoio insieme a Liza Minnelli, questo non dovrebbe mai essere scambiato per un normale pomeriggio.

In questo periodo senza alcol le feste le piacciono ancora, ma ci va per ballare piuttosto che per sballarsi – se qualcuno inizia a chiacchierare con lei e c’è della musica, si sposterà letteralmente facendo delle piroette verso gli altoparlanti.

Dopo esserci incontrate e aver avuto una conversazione che dai sogni ricorrenti che aveva da bambina ci ha portato a parlare della sua nuova biografia di Tinder (“Profondamente casalinga ma anche stressante, senza vie di mezzo – enormemente aperta ma profondamente ermetica. A casa mia ci sono troppe candele accese per potersi sentire al sicuro”) mi invia una mail con una selezione di questi sermoni quotidiani. Sono frammentari e divertenti, e uno finisce così: “Mi piacerebbe anche ricevere un migliaio di sms che dicano ‘Ti amo’, il mio telefono che vibra senza fine, finché non sono esausta e vuota. Oh merda.”

Per qualcuno la cui carriera è in equilibrio tra drammi e cuori spezzati, sembra straordinariamente pacifica, quasi felice. Ma a volte, mentre è sul tour bus sulla via di casa verso Londra, il tarlo di un’idea si insinua nella sua mente e pensa: “Non sarebbe un sollievo andare a festeggiare adesso? Che cosa succederebbe se…e se mandassi tutto a fanculo? E se decidessi di non volere più tutto questo?” Scuote improvvisamente la testa come se avesse dell’acqua nel suo orecchio. “È ancora lì. E se potessi prendermi un giorno libero, una pausa da questa energia magica?’ Ma – sorride – poi mi passa.”

Intervista originale del The Observer qui