È un tardo venerdì pomeriggio di aprile e Florence Welch se ne sta comoda a casa sua, a Londra sud. Prima si è allenata un po’ a danza e poi ha mangiato un sandwich. Se questo può suonare banale per un personaggio così conosciuto in tutto il mondo per la sua voce che scuote l’anima e la sua presenza avvolgente, bisogna considerare che i Florence + the Machine stanno per iniziare la quinta leg del tour dell’ultimo album della band, High as Hope.

Partito nell’agosto 2018, il tour ha visto la Welch condividere il palco con chiunque, da indie-rockers come St. Vincent e Grizzly Bear alle nuove principesse del pop Lizzo e Billie Eilish. In questa ultima leg in Nord America è affiancata, tra gli altri, dal collega britannico Blood Orange e dall’artista art-pop francese Christine and the Queens. Nel complesso si tratta di una maratona che si estende su tre continenti con quasi 100 show ed è lo specchio della musica alternative pop così come la conosciamo oggi.

“Non sono proprio una persona che pensa in modo algoritmico”, dice la Welch, pensando all’ultimo decennio di musica in cui ha lasciato un’impronta indelebile. Il suo modo di parlare è veloce e un po’ sconnesso, con pensieri spesso spezzati da un attacco disarmante di risate isteriche. “Non ho mai fatto musica per soddisfare i gusti di qualcuno, se non i miei”, ammette. Ma per qualche ragione, funziona “e sono molto grata per questo.”

La line-up dell’High as Hope Tour è come un annuario che traccia la brillante gioventù della Welch attraverso i suoi giorni d’oro universitari. In esso si possono trovare le tracce dei suoi idoli e delle sue influenze, i primi anni trascorsi ad assorbire suoni indie-rock orchestrali ed esplosivi, come quelli degli Arcade Fire e dei Beirut.

“Quando le persone cercavano di farmi descrivere la mia musica agli inizi, non avevo idea di cosa dire”, confessa la Welch. Nel bel mezzo dell’ascesa a superstar di Lady Gaga, dell’addio di Taylor Swift alla musica country e del primo successo globale di Drake, Best I Ever Had, Florence stava consolidando la sua forma di pop.

Quando i Florence + the Machine hanno debuttato con Lungs nel 2009, il mainstream stava già vivendo una sorta di rinascita. Con l’aiuto di Internet e dei blog musicali, il dance-pop britannico ha aperto la strada e artisti alternativi come La Roux, Yeah Yeah Yeahs e Marina and the Diamonds hanno iniziato a godere del successo commerciale. Con la sua voce soul, i motivi perfettamente costruiti e le interpretazioni squilibrate, la Welch si stava inserendo in qualcosa di diverso.

“Stavo decisamente facendo un pop più emotivo”, dice. “Veniva dalla parte sincera di me, anche la musica che stavo creando era piuttosto semplice.” Musicalmente, la Welch confessa di non aver avuto alcuna formazione ma di aver scavato nei drammi emotivi della sua vita, spesso alimentata da un vortice di droghe e alcol – e ha fatto magie. Singoli diventati hit come Dog Days Are Over e You’ve Got the Love hanno avuto successo immediato e suonano esuberanti e tenere oggi come allora.

Ora, a più di dieci anni dall’inizio della sua carriera e quattro da sobria, la Welch continua a tracciare la sua complessa e talvolta tumultuosa vita interiore attraverso la sua musica e ha contribuito a spianare la strada a molti degli artisti di supporto che ha portato con sé.

Prendiamo per esempio Billie Eilish, la fenomenale 17enne elettropop di Los Angeles che in sostanza ha avuto il boom proprio nel bel mezzo del tour con la Welch ed ha cancellato una serie di date rimanenti a causa di “impegni internazionali”. Anche l’irriverente cantante R&B-pop Lizzo ha iniziato il suo tour da headliner poco dopo il suo periodo nel tour di High as Hope.

“Dev Hynes [Blood Orange] è uno dei miei più vecchi amici, proprio dagli inizi”, dice la Welch. “Avevo 20 anni e abbiamo registrato un album di cover di Nimrod dei Green Day. È davvero una sensazione incredibile suonare con lui nelle arene, sai?”

Florence ovviamente si tira indietro da qualsiasi merito a riguardo ma riconosce un cambiamento più ampio: “Penso che la musica pop abbia davvero acquistato una forma propria.” Anche se le richieste di streaming e le pressioni dei social media hanno il loro prezzo, c’è più “crudezza, aggressività e vulnerabilità” nel pop di oggi, dice, e i Florence + the Machine hanno contribuito a tutto questo.

Mentre le onde radio oggi sono dominate dai beat dell’hip-hop, anche i più grandi rapper hanno abbassato la guardia e affrontato molti degli stessi problemi dalla Welch – depressione, ansia, amore e perdita – con sfumature e attenzione.

“Essere ‘pop’ era un po’ un insulto, sai? E non penso che lo sia più,” dice la Welch. “Ero sempre molto confusa su che tipo di artista fossi, ma ora penso tipo: ‘Cazzo, sì.’ ”

Intervista originale di