Florence e Vincent Haycock su The Odyssey “Stavamo osservando la fragilità delle relazioni” [English version

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Ci sono voluti più di due anni per realizzarlo. Ora The Odyssey, il film che accompagna l’album di Florence + The Machine How Big How Blue How Beautiful, è completo. Concepito da Florence Welch e Vincent Haycock, diviso in capitoli che sono serviti da singoli video per le canzoni dell’album, The Odyssey traccia la vera e propria odissea emotiva della cantante in una successione di pezzi di danza narrativi, curati da Ryan Heffington e Holly Blakey, e girati in una serie di location suggestive a Los Angeles, in Messico, a Londra e nelle Highlands scozzesi.

Con l’uscita dell’ultimo capitolo, Third Eye, The Odyssey è stato anche rilasciato come film completo sul sito di Florence + The Machine. La premiere si è tenuta al Rio Cinema di Dalston a Londra il 20 aprile seguita da un Q&A in cui Welch e Haycock hanno discusso del progetto con AG Rojas.

Sono partiti dal parlare di come è stato pensato, alcuni mesi dopo che i due avevano lavorato insieme al video di Lover To Lover, dal precedente album Ceremonials. Florence, che stava affrontando un periodo difficile, era già in contatto con Holly Blakey. 

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Come è iniziato il progetto

Vincent Haycock: La primissima cosa che mi hai inviato eravate tu e Holly che ballavate nel suo studio e tu mi dicesti che volevi fare qualcosa di più personale e con la danza.

Florence Welch: Sì, perché in quell’anno – “l’anno dell”incidente” – io avevo bisogno di uno sfogo diverso. Non ero in tour ed ero in crisi e cercavo modi diversi di esprimermi che non fossero sballarmi o cantare. Sentivo che la danza era come bere ma senza ubriacarsi! (ride) Era come se fossi in mare aperto e la danza era la mia ancora. Ci vedevamo anche due volte a settimana per qualche tempo. Quando danzi, non puoi fingere. Vai davvero fino in fondo.

Vincent Haycock: Sì – molto dell’immaginario è venuto dalla danza. Cercavamo di capire come esprimere queste storie in una narrativa lineare.

Florence Welch: Non sono molto brava a star ferma comunque. La cosa frustrante negli altri video che avevano grandi set e costumi era proprio che dovevo star ferma! Stare in un abito, immobile, tutta carina, non ero io.

L’album

Florence Welch: Per me è l’album che più mette a fuoco un certo periodo. Non è stato intenzionale però. Penso che il motivo sia stato il periodo di pausa che mi sono presa. Mi succedevano le cose e le scrivevo. Passavo molto tempo a Los Angeles, perciò volevo girare lì. In particolare, trascorrevo molto tempo nella camera di hotel in cui abbiamo girato delle scene. E anche nella mia casa, che pure è nel film! Non pensavo che era quello che volevo fare mentre lo stavo facendo. Stavo facendo delle cose ma musicalmente volevo qualcosa che suonasse come il cielo. Ascoltavo molta musica a Los Angeles, girando in macchina col quel cielo grande e blu così volevo qualcosa che fosse caldo e grande e… bello (ride)

“Stavo parlando del purgatorio nell’essere bloccata da qualche parte ripetendo sempre lo stesso gesto e cercavo di esprimerlo con la danza.” (Florence Welch)

Vincent Haycock: Quando Florence mi disse che voleva ballare, quando stava ancora lavorando sull’album, ho iniziato a pensare a una frase di T.S. Eliot. Parla dello stare immobile e di danzare nel caos, è bellissima. (Così l’oscurità sarà la luce e l’immobilità la danza). Per me era una sorta di motto il fatto che la danza avrebbe mostrato le sue emozioni. Così invece di realizzare scene recitate in cui lei ama qualcuno o qualcuno le spezza il cuore, lei danza.

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All’inizio delle riprese

Florence Welch: E’ stato molto interessante perchè quando abbiamo girato I video l’album era finito, la storia era già successa. Quindi non dovevo scrivere un copione, era più Vincent a dover guardare la storia coi suoi occhi. E’ stato così liberatorio, perché non era più solo mia. Altre persone sono coinvolte e avranno sempre un attaccamento diverso ad essa. E’ stato catartico perché durante What Kind Of Man ci ero ancora dentro ed era ancora pesante, ma dopo averlo girato mi sono sentita incredibilmente libera perché stavo letteralmente sviscerando me stessa.

“Le canzoni di Florence sono molto personali nelle loro fantasie, ed è quello che abbiamo ricreato nei video.” (Vincent Haycock)

 

Il lavoro con Ryan Heffington

Florence Welch: Sono andata a lezione da Ryan a Los Angeles – lo studio si chiama Sweaty Sunday, è meraviglioso! Le coreografie a cui sono interessata sono così legate allo storytelling, all’emozione e al movimento che forse non le associeresti alla danza classica. Lui e Holly sono una spugna emozionale. Se racconti loro una storia, loro la reinterpreteranno fisicamente. E’ una cosa incredibile.

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Una persona del pubblico fa una domanda sul gesto di toccarsi le labbra nella coreografia di Ryan Heffington in What Kind Of Man

Florence Welch: Sono le cose che non puoi dire, quando devi dire addio a qualcuno o devi dirgli che lo ami e l’altro non vuole sentirlo – a me non è mai successo (ride). E’ come provare a dire a qualcuno qualcosa di davvero intimo e personale, così prendi le parole e le metti nelle loro bocche e poi prendi le parole che loro pensano e le metti nella tua bocca. E’ come scambiarsi sensazioni senza parlare. Tutti gli altri ragazzi nel video di What Kind Of Man simboleggiano tutte le cose con cui combattevo, come i demoni in Delilah, come l’altra me.

Come hai scelto le canzoni da mettere nei video?

Florence Welch: Era abbastanza narrativo, no? Tu Vincent eri un campione in quelli piccoli e lenti. I video sono stati fatti per canzoni che non sono singoli. Se tu fossi un’etichetta discografica non diresti mai “facciamo un video per Long & Lost”. Ringrazio tutti perché abbiamo fatto qualcosa di speciale.

Vincent Haycock: Eravamo a metà tra “questa canzone è un bel singolo, facciamolo uscire” e tra “Se questo sarà il terzo singolo allora facciamo questo pezzo più piccolo tra i due”.  Abbiamo fatto St Jude all’improvviso. Stavamo girando What Kind Of Man e abbiamo pensato di fare anche St Jude. Avevo il mio team, Steve Annis e Arrie Robins, e lo abbiamo fatto.

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L’importanza della danza

Florence Welch: Abbiamo usato la danza per descrivere le difficoltà nelle relazioni umane – le persone che spingono via l’altro o che vengono schiacciate dal proprio io interiore. Osservavamo la fragilità delle relazioni. Ero ossessionata da Pina Bausch e da un pezzo in cui le persone cadono continuamente… la ripetizione. E io parlavo del purgatorio di essere bloccata da qualche parte ripetendo sempre lo stesso gesto ed esprimendolo nella danza. What Kind Of Man parlava più delle relazioni forse, mentre Delilah più del rapporto con me stessa e altri demoni che non c’entravano con l’amore. Perciò credo che sia diventato più focalizzato su di me

“Andavo sempre più giù in luoghi più cupi e Delilah è stato quello più buio.” (Florence Welch)

Delilah

Florence Welch: Con ogni video è come se stessi sprofondando sempre più giù in luoghi oscuri e penso che Delilah sia stato il più buio. 

Vincent Haycock (parlando del demone sul petto di Florence, dal dipinto The Nightmare di Fussli): Abbiamo preso in prestito l’immagine per rappresentare… beh, la stessa cosa che è rappresentata in quei dipinti. Abbiamo preso ispirazione dal quadro per dare l’idea allo spettatore di un grande peso sul suo petto. Le canzoni di Florence sono molto personali con tutte queste fantasie ed è quello che abbiamo ricreato nei video. Si riferiscono tutti a lei in modi diversi – ad esempio, in Delilah c’è quest’altra versione di lei che la segue ma alla fine lei la uccide. Si spoglia dei suoi demoni.

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Il rapporto tra l’artista e il regista

AG Rojas: Da filmmaker, guardiamo il film e ne siamo gelosi perchè è il sogno di tutti noi esser capaci di immortalare un artista che fa musica così sofisticata e di trarne una storia. Potete parlare del livello di fiducia che si è sviluppato durante la realizzazione dei video?

Vincent Haycock: Per me, quando io ho iniziato a fare video, vedevo gente come i Jonathan Glazer e i Radiohead fare un sacco di video insieme e pensavo “Se solo potessi trovare un artista che crede in me così come io credo in lui”. E quando abbiamo iniziato a lavorare insieme è accaduto proprio questo. Ancora non riesco a crederci che ce l’abbiamo fatta. Non è stato pianificato del tutto, non l’ho scritto molto tempo per ricevere un’approvazione.

Florence Welch: Alla casa discografica sono stati tutti di grande supporto, è incredibile e prezioso. A un certo punto c’è stato uno scambio di mail un po’ nervose. Penso che una volta che tutti c’erano dentro, tutti volevano vedere la fine. E’ stato un sogno diventato realtà. Non riesco ancora a credere che ce l’abbiamo fatta. Perché è stato un processo davvero lungo – non dovevamo fare tutti i video in una volta sola e mentre la mia vita cambiava i video arrivavano al momento giusto. E’ stato un vero viaggio, mentre i video evolvevano, io mi evolvevo con loro. Quando siamo arrivati a Third Eye, l’ultimo, ero in uno spazio del tutto diverso. Ma avrei rifatto tutto di nuovo.

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