Florence Welch e Vincent Haycock discutono di The Odyssey. A cura di Selim Bulut per DAZED (EN here)

Guarda il video di Third Eye, l’ultimo capitolo di The Odyssey – un film di 47 minuti che accompagna il terzo album di Florence + The Machine How Big How Blue How Beautiful

Il terzo album di Florence + The MachineHow Big How Blue How Beautiful, è il lavoro più personale che Florence Welch abbia mai realizzato. Il disco racconta della rottura di una relazione – un cuore spezzato e il purgatorio emozionale che ne consegue. Molte persone trovrebbero complicato legare questa esperienza alla loro arte – eppure Florence lo ha fatto non una, ma ben due volte.

Insieme al regista Vincent Haycock, Florence ha creato The Odyssey, un film in 7 capitoli che fa da controparte visuale alla musica di  How Big How Blue How Beautiful. The Odyssey lega i video che accompagnano l’album, unendo le varie sequenze (è stato girato a Los Angeles, in Messico, in Scozia e nella casa di Florence a sud di Londra) in un unico film di 47 minuti. È un modo di ricreare quello che Florence scherzando descrive oggi in un bar a nord di Londra come “l’incidente di quell’anno”. E infatti il film inizia con un’incidente d’auto, prima di partire con lo scavare a fondo le tematiche dell’album, raccontando la storia attraverso un’immaginario surreale, danza contemporanea e riferimenti a storie bibliche e artisti romantici.

The Odyssey precede il concerto ad Hyde Park in cui Florence + The Machine saranno headliner, accompagnati da Kendrick Lamar, Jamie xx, Cat Power e altri. Il film completo è visibile online mentre l’ultimo capitolo Third Eye è su YouTube. Segue un’intervista a Florence e Vincent sul loro processo creativo.

Dove nasce l’idea iniziale del film?

Florence Welch: Fin dall’inizio ci siamo detti che il film sarebbe iniziato con quest’idea di un mondo allo stesso tempo quieto e caotico, per poi finire sul palco. È stato una discesa verso la follia. Vai sempre più lontano, sempre più in profondità e alla fine ne esci fuori. Quindi ci siamo dati una specie di punto di arrivo quando abbiamo iniziato.

Vincent Haycock: Sì, l’inizio e la fine sarebbero stati la Florence che tutti conoscono, quindi la cantante, la performer. Abbiamo iniziato da lì, poi sarebbe arrivata una tempesta e avremmo finito col tornare sul palco.

Florence Welch: È stato come se l’incidente in macchina mi avesse trasportata in quest’altra dimensione, dove ho dovuto affrontare tutte le cose che stavano succedendo. L’idea era di andare verso uno show ma poi c’è l’incidente – che è abbastanza simbolico dell’incidente che io ho avuto quell’anno  – e dopo ritorni nel mondo. Ma immagini perfettamente quell’anno in una sorta di realismo magico.

Il film è molto intenso all’inizio ma si calma un po’ verso la fine. Pensate che il film rispecchi il ritmo di quest’anno?

Florence Welch: Quando ho fatto What Kind Of Man, ero ancora un po’ incasinata. Non è stato difficile farlo vedere.

Vincent Haycock: Il film segue la struttura della musica – gli alti e i bassi di una tempesta. Noi stavamo creando una tempesta. St Jude parla della tempesta ed è la canzone più lenta e più calma dell’album.

Florence Welch: La canzone è stata scritta nel mezzo di una reale tempesta, quindi era interessante fare continui riferimenti ad essa. E poi ovunque noi suonavamo, c’era un temporale! Davvero! E le cose che sono successe nei video hanno iniziato ad accadere nella vita reale – c’è stato un temporale quando abbiamo suonato a Chicago. Ma era davvero appropriato, perché mentre giravamo il film, la tempesta ha davvero risolto molte cose.

(St Jude) è stata scritta nel mezzo di una reale tempesta, quindi era interessante fare continui riferimenti ad essa. E poi ovunque noi suonavamo, c’era un temporale! Davvero! E le cose che sono successe nei video hanno iniziato ad accadere nella vita reale – c’è stato un temporale quando abbiamo suonato a Chicago. (Florence Welch)

Avevate già in mente tutte le location e le immagini o è venuto tutto dopo?

Florence Welch: Alcune di esse sono ispirate a luoghi e tempi reali.

Vincent Haycock: Florence mi parlò di tutte le esperienze che aveva affrontato scrivendo l’album, come What Kind of Man, St. Jude e Delilah si riferissero a eventi reali. Florence fa un grande lavoro nel prendere la sua vita personale e creare da essa questo immaginario. Lei non dice “ho il cuore spezzato” ma se leggi i suoi testi sono così strettamente connessi alla sua vita. Così, quando mi ha raccontato cosa i testi significassero davvero, il sottotesto, è stato facile renderli visibili.

A quanto tempo fa risale la vostra partnership creativa?

Vincent Haycock: Al video di Sweet Nothing per Calvin Harris.

Florence Welch:  Mi sono ritrovata in un circolo di lavoratori e lui mi disse “Ok, sarai una spogliarellista! Dovrai travestirti” E io “Ok, ci sto!”

E come avete capito che volevate lavorare insieme su questo progetto e non con altri registi?

Florence Welch: Vincent ha avuto un’idea per Lover To Lover, l’ultimo singolo di Ceremonials. L’atmosfera di Ceremonials era austera e solenne. Verso la fine ha iniziato ad essere un po’ pesante. Volevo qualcosa di crudo e naturale con cui dire addio a quell’era e a quell’album. Vincent ha avuto l’idea di una coppia che vive una relazione in una casa e poi affronta una crisi. Sapevo che era la persona giusta con cui lavorare. Ci siamo incontrati e abbiamo deciso che avremmo realizzato l’intero progetto.

Vincent Haycock: È diventata un’esplorazione personale tra di noi. Non sarebbe finita fino a quando non avremmo portato a termine il nostro progetto.

Florence Welch: Non penso che saremmo stati capaci di fare qualunque cosa senza questa intesa personale.

Vincent Haycock: Penso che nessuno dei due sarebbe stato a proprio agio senza l’intesa che c’è tra noi, ci ha permesso di esplorare cose che di solito non si analizzano nei video.

Florence Welch: Deve esserci fiducia. Se stai creando qualcosa che durerà per sempre devi sapere che stai lavorando con qualcuno con cui vuoi continuare a farlo.

L’atmosfera di Ceremonials era austera e solenne. Verso la fine ha iniziato ad essere un po’ pesante. Volevo qualcosa di crudo e naturale con cui dire addio a quell’era e a quell’album. (Florence Welch)

Avete mai avuto grandi disaccordi?

Florence Welch:  Forse per un gilet.

Vincent Haycock: Forse disaccordi sull’abbigliamento. L’unica volta in cui Florence mi ha detto di no è stato quando le ho chiesto di mettere una borsa di plastica sulla testa di un ragazzo in Delilah. Volevo che lei facesse finta di soffocare il ragazzo con la borsa. Lei mi ha guardato e mi ha detto “non lo farò”. E va bene!

Florence Welch: (ride) Avevo appena conosciuto questo ragazzo e già gli avevo tagliato tutti i capelli! E gli dissi “Ora mi farai soffocare questo tipo?” Avevo paura di fargli del male. Lo stavo facendo con affetto ma tu mi hai detto che non potevo mettere con affetto una borsa sulla testa di qualcuno!

L’unica volta in cui Florence mi ha detto di no è stato quando le ho chiesto di mettere una borsa di plastica sulla testa di un ragazzo in Delilah. Volevo che lei facesse finta di soffocare il ragazzo con la borsa.

La coreografia ha un ruolo importante nel film.    

Florence Welch: La danza è stata la prima cosa a cui abbiamo pensato e sapevamo che avrebbe avuto una parte importante.

Vincent Haycock: È una passione che Florence ha sviluppato negli ultimi due anni. Ha sempre danzato un po’ nei suoi video ma adesso voleva cimentarsi nella danza moderna, ispirata da Pina Bausch.

Florence Welch: How Big How Blue How Beautiful parla delle relazioni umane e in quel periodo guardavo quei coreografi che esprimono la condizione umana in un modo che non avevo mai visto prima. C’è qualcosa di così vulnerabile nella danza. La fai con tutto il tuo corpo. E’ del tutto fisica.

Vincent Haycock: Lo hai detto prima – non puoi fingere quando danzi.

Florence Welch: Devi esserci davvero dentro. Il tuo corpo lo sente.

Vincent Haycock: Una cosa importante che ho imparato dalla danza – perché non avevo mai fatto dei video così legati ad essa – è che puoi esprimere idee che altrimenti risulterebbero banali. La danza ti permette di avere la libertà di entrare davvero in un realismo magico, perché rompi la dimensione della linearità narrativa. Hai una sorta di via d’uscita con questo mondo pazzescamente espressivo della danza. Ci ha permesso di rendere questo film più metaforico.

Una cosa importante che ho imparato dalla danza – perché non avevo mai fatto dei video così legati ad essa – è che puoi esprimere idee che altrimenti risulterebbero banali. La danza ti permette di avere la libertà di entrare davvero in un realismo magico, perché rompi la dimensione della linearità narrativa. (Vincent Haycock)

Ci sono diverse immagini che ricorrono nel film – pesi, portare corpi, i doppi. Di quanti di questi avete discusso prima e quanti invece sono emersi successivamente?

Florence Welch: I doppi vengono decisamente dall’anno in cui ho scritto l’album. Sentivo che c’erano due lati di me che non potevo controllare. C’era un lato più calmo – poi c’era quello più demoniaco e caotico che mi toglieva letteralmente la terra sotto i piedi. Combattevo molto con me stessa.

Vincent Haycock: E’ un comportamento autodistruttivo. Ci siamo passati tutti e penso che Florence fosse in un anno particolarmente autodistruttivo.

Ora che il film è finito, vi sentite pronti a lasciarvi alle spalle tutto il mondo di How Big How Blue How Beautiful?

Vincent Haycock: È agrodolce.

Florence Welch: Sì – farlo è stato molto catartico per me. Mentre facevamo i video, io stavo cambiando. Racchiude due anni della mia vita in modo meraviglioso. È questo che volevo – reimmaginarlo, raccontarlo di nuovo, dargli un senso.

Vincent Haycock: Qualcuno mi ha chiesto “Se Florence scriverà un altro album, tu continuerai questo lavoro?” e io mi sono detto: ma se lo continuiamo, il risultato che abbiamo raggiunto non sarebbe sminuito? Florence dovrebbe trovare un altro regista? Dovremmo fare qualcosa insieme di totalmente diverso?

Florence Welch: Cosa potrebbe essare l’esatto opposto di questo?

Vincent Haycock: Forse faremo una realtà virtuale. Faremo una Florence animata.