Florence Welch sta facendo la sua parte nel ridurre il gap della disparità di genere. Ha fatto sentire la sua voce e ha richiesto di essere riconosciuta come co-produttrice del suo ultimo album, High As Hope. Questo lavoro di produzione si aggiunge alle sue normali mansioni di scrittura e registrazione – cose che ha fatto fin dall’inizio della sua carriera.

Per la Welch, la co-produzione è stato un risultato necessario, come ha dichiarato a BBC Radio 1. Ha registrato la maggior parte di High As Hope a Los Angeles e ha confessato che lo studio che hanno utilizzato non era dei migliori – “Non aveva tutta questa attrezzatura” ha detto, così è stata costretta a co-produrre insieme a Emile Haynie. Ma la produzione ha dato alla Welch “la libertà di sperimentare nella costruzione del mio suono”. Questo ha significato anche pugni contro il muro, errori nelle parti al pianoforte e canzoni più vicine a delle demo. Il risultato è una musica che suona libera e innocente, con una durezza che ricorda i suoi primi lavori.

In ogni caso, la produzione è un lavoro che la Welch ha sempre fatto durante i suoi quattro album. È il suo suono; lo ha affinato con attenzione fin dall’inizio. “Ho sempre co-prodotto in realtà”, ha detto, sottolineando che quando era più giovane era più ligia alla regola non scritta del confine produttore vs artista. “Non sapevo di avere il diritto di scegliere io il titolo!” Per la prima volta nella sua carriera, ha finalmente ottenuto i crediti di produzione che merita.

 

Il titolo di co-produttrice non è stato assegnato alla Welch, in tutta onestà, solo per il suo lavoro – le permette anche di guadagnare di più dalla sua musica. Quando una canzone è concessa per licenza a film o alla televisione, vengono pagati dei diritti, divisi tra il cantautore, il produttore e gli artisti. Ciò include anche le royalties provenienti dalle riproduzioni radiofoniche e dallo streaming. La Welch ora ha maggiore accesso a quel denaro duramente guadagnato. Per esempio, Florence ci sta dimostrando che c’è un modo in cui il divario salariale può essere annullato – le donne dovrebbero chiedere il denaro che meritano quando stanno facendo il proprio lavoro.

Un produttore, ci spiega Courtney Smith, lavora allo stesso modo di registi o editor. In uno studio di registrazione, il produttore guida i musicisti attraverso le prove, crea i ritmi o modella gli arrangiamenti musicali e controlla lo switchboard [il quadro di controllo della sala di registrazione, ndr] mentre il musicista è impegnato a registrare. È un lavoro estremamente impegnativo e la maggior parte dei musicisti non ha il tempo di gestire tutti gli aspetti di questo processo.
Artisti con team di produzione, come il Parkwood Entertainment di Beyoncé, hanno produttori (e un sacco di produttori donne!); anche le band indie che registrano in un seminterrato assumeranno dei produttori. La Welch, che ha co-prodotto, cantato e scritto la musica, è simile a Lena Dunham che dirige, scrive e recita in Girls.

La Welch è fortunata ad avere le conoscenze tecniche per co-produrre la sua musica. Un recente studio dell’Annenberg Inclusion Initiative ha rilevato che solo il 2% dei produttori musicali più famosi sono donne – un numero imbarazzante in un settore che si vanta della diversità. Le donne nella musica sono scoraggiate dal perseguire competenze tecniche; sono incasellate come artiste, con gli uomini in studio che prendono tutte le decisioni. Più donne come la Welch prenderanno le redini allo switchboard, più se ne parlerà e si potrà insegnare ad altre donne tecniche di ingegneria del suono, più questa dinamica obsoleta potrà svanire.

 

Articolo originale scritto da Meagan Fredette e pubblicato su Refinery 29

Ascolta l’intervista di Florence su BBC Radio 1 qui.