Dopo quattro album e due anni da sobria, Florence Welch sta cambiando le cose

Racconta a Laura Craik dell’immagine che ha di sé, di come ha superato l’ansia da tour e del perché è così importante tenersi per mano 

Lo studio di East London dove l’ho incontrata è proprio da Florence: un’oasi di stravaganza punteggiata di foliage lussureggiante e oggetti vintage

Mi ricordo dei versi di una poesia di Byron: “Lei cammina avvolta di bellezza, come la notte/ d’aria senza nubi e cieli stellati”, parole che suonano pretenziose ma non lo saranno mai mentre intervisti Florence Welch in un Travelodge.

“Oh, c’è la mia coperta”, dice con un sorriso, mentre ci accomodiamo su un divano coperto da un telo ricamato. Si toglie delicatamente i gioielli così che non si senta il tintinnio sul mio registratore. La sua voce è dolce e delicata proprio come quella della tua professoressa di inglese preferita e non dà alcun indizio sulla potenza dei suoi polmoni mentre è sul palco.

Il palcoscenico è stato praticamente la sua casa nell’ultimo anno, visto che dallo scorso agosto è in giro per il mondo per il tour di High As Hope. Tra tre settimane sarà headliner ad Hyde Park e ammette che è sempre snervante esibirsi a casa sua. “Non ti puoi nascondere dietro a nulla. Le persone mi hanno vista spuntare come una creatura paludosa coperta di fango, coi capelli rossi e senza sopracciglia, mentre adesso indosso Gucci e loro dicono tipo: “No, sappiamo chi sei. Noi ricordiamo.”

Oggi indossa un abito lungo vintage color crema non più imponente dei vestiti che indossava all’inizio della sua carriera, quando si esibiva in giro per i bar della nativa Camberwell – anche se grazie al successo multi-platino dei suoi quattro album può permettersi Valentino, The Vampire’s Wife, Batsheva e Gucci, che l’ha vestita nel tour. “È bello perché il nostro senso estetico è così simile” dice del Creative Director di Gucci, Alessandro Michele. “Siamo proprio anime gemelle. Penso che in me viva un uomo italiano e in lui una rossa inglese”.

Ora che ha 32 anni, i capelli sono di un rosso più tenue e delicato, cosa che sembra riflettere la sua condizione mentale. Dopo il grande successo di Lungs nel 2009 – che ha venduto oltre 3 milioni di copie, ha vinto un BRIT e ha sfornato la sua famosa cover di You’ve Got the Love – si è notoriamente smarrita nel cercare di fare i conti con fama e ubiquità. “È esploso abbastanza velocemente. Quando sono apparsa sulla scena musicale ero felice di essere un po’ aggressiva. E poi ho iniziato a essere attaccata per il mio essere eccessiva. Voglio dire, ero quasi sempre ubriaca, forse era per questo. Onestamente sarei potuta diventare solo un’ubriacona.” I giornalisti iniziarono a criticare la sua personalità invece della sua musica, cosa che le ha causato molto dolore. “Ho smesso di fare molte interviste. Ho iniziato a ritirarmi. Non volevo che la mia personalità eclissasse la mia musica”. Ritirarsi ha salvato la sua salute, dice. “Penso di essere quasi riuscita a rendermi in qualche modo ‘non famosa’ di nuovo” anche se si pente di essersi piegata alle pressioni del conformismo. “Vorrei non essermi nascosta. Anche se ero ubriaca non volevo provare vergogna. Capisci cosa intendo? Vorrei direi alle ragazze ‘non fatelo’.”

La Welch si è disintossicata da droghe e alcol più di due anni fa. “Sono grata per aver avuto la possibilità di disintossicarmi lontana dai riflettori. Da quando ho smesso di bere la maggior parte delle cose della mia vita sono migliorate esponenzialmente, ma da sobria mi sento sola nei grandi tour.” Stare in tour non è facile per lei. “Sono praticamente un’eremita. Passo dallo starmene il più possibile a Londra sud a lavoricchiare… a questa cosa gigantesca. Nella prima settimana di tour sono in shock. Sono presa dall’ansia e mi chiedo quanto si possa sostenere questo tipo di vita. Non riesco a dormire e chiamo la mia manager dicendo ‘Non ce la faccio. Questo è l’ultimo.’ Ma poi alla fine prendo il ritmo. È quasi come il circolo della dipendenza: la prima settimana dici tipo ‘O mio dio, no, è terrificante’. Ma poi alla fine dici ‘Non vedo l’ora di tornare a esibirmi’. In realtà a salvarmi sono le persone che vengono ai miei concerti.”

Le dico quanto mi sono sentita a disagio quando ci ha chiesto di tenerci per mano durante il suo concerto all’O2 l’anno scorso, e di quanto fossi sorpresa quando ci ha chiesto di mettere via i telefoni. “Amo dire alle persone di prendersi per mano, soprattutto a Londra, perché vuoi rompere il ghiaccio” dice sorridendo. “Quando si tengono per mano c’è questa sensazione di essere tutti connessi. Siamo tutti qui, siamo parte di qualcosa di più grande. Il problema dei telefoni è che sono un buon modo per fare da scudo alla tua intimità. Se potessi portare il mio telefono sul palco probabilmente lo farei. Quindi, oltre che alle persone che sono lì, lo dico a me stessa. Riesco a sentire le persone lamentarsi sonoramente”, dice con una risata. “Alcuni dicono ‘Oh cazzo’, che è la mia preferita. Ma poi quando si stringono e si sentono connessi, tutta l’energia che è nell’aria cambia. Lo senti.

Forse solo qualcuno che ha vissuto le sfide della salute mentale può pensare tanto alla felicità dei suoi fan. Quello che stiamo cercando di fare ai concerti è di creare uno spazio sicuro in cui le persone possano lasciarsi andare e provare grandi emozioni. Non ho mai realizzato che c’è una grande parte di me che vuole rendere felici le persone. Mi auto analizzo: ‘Forse è perché sei figlia di un divorzio?’ [i suoi genitori Nick ed Evelyn hanno divorziato quando aveva 13 anni]. In quel momento, quando mi guardo intorno e vedo che tutti si stanno dicendo che si amano, penso: ‘Ci sono riuscita. Ce l’ho fatta, ci sono riuscita’.”

La sua ansia un tempo era peggiore, dice. “Penso di averla avuta in una forma lieve e a volte estrema, per quello che ricordo. Da bambina nervosa quale ero, avevo troppa fantasia ed ero troppo sensibile. Smettere di bere e assumere droghe ha avuto un effetto molto utile. Non vanno bene per una persona ansiosa”.

“Mi piace molto Instagram ma non ci posso stare molto perché mi manda totalmente fuori di testa… devo stare molto attenta, specialmente quando mi sento sola in tour e penso che possa aiutarmi a farmi sentire di meno la solitudine. Il ‘compara e dispera’ è molto difficile, così come la sensazione di dover consolidare la tua identità giorno dopo giorno. È complicato perché io ho bisogno di molto tempo in tranquillità, in cui non stare sotto i riflettori. Quindi ogni volta che posto una foto ho un piccolo attacco di panico”.

Se Lungs è un album che lei descrive come ‘un casino, ma in senso buono’, High As Hope invece è stata una catarsi, anche se era in ansia sul livello di esposizione che sarebbe derivato dallo scrivere canzoni così intime. Temevo che potesse essere un’altra forma di autodistruzione, anche se avevo smesso di bere e di drogarmi; un altro modo in cui stavo cercando di affondare la mia stessa barca. Ma in realtà buttare tutto fuori ed essere così sincera mi ha rilassato molto. Stranamente, è molto più facile vivere in modo onesto. È molto più facile non nascondersi. Diventi autentica”. Dice che sua sorella minore Grace era particolarmente preoccupata della franchezza di Hunger, che si apre coi versi ‘At 17, I started to starve myself’, cosa che fa capire che il suo disturbo alimentare era qualcosa di cui faceva fatica a parlare anche con la sua stessa famiglia. La Welch condivideva le paure della sorella. “Lo associo con un periodo della mia vita in cui ero davvero arrabbiata con me stessa. Ero preparata sul fatto che le persone sarebbero state arrabbiate per tanta franchezza. Avevo interiorizzato così tanta rabbia che non potevo immaginare di essere ascoltata se avessi detto queste cose ad alta voce. Ma invece era il contrario. Le persone sono state incredibilmente gentili e ho pensato di non aver dato loro abbastanza credito”.

Come ti senti riguardo il tuo corpo adesso? “Ho un buon rapporto col cibo e anche col mio corpo, cosa che onestamente non pensavo fosse possibile. Posso parlare solo per la mia esperienza personale ma la cosa davvero difficile con le ragazze è che non vogliono parlarne. Quindi è difficile ottenere aiuto. È possibile ma dovete continuare a parlarne.”

La Welch ricorda di aver avuto 12 o 13 anni quando “ho iniziato a sentirmi a disagio nella mia stessa pelle. È stato a quel punto che anche la struttura della mia famiglia si è come disintegrata e sono passata da una famiglia di tre membri a una di sei [così come Grace, la famiglia Welch comprende un fratello e diversi fratellastri e sorellastre.] Tutti stavano facendo del loro meglio ma io cercavo di trovare un modo per capire cosa stava succedendo e controllarlo.

“Molto di questo riguarda il controllo e lo sto davvero facendo”. Da bambina si sentiva molto ordinaria. “Ero una sognatrice, leggevo continuamente libri e intanto pensavo ‘Non sono una sirena. Non so respirare sott’acqua. Non so volare’. Una delle cose più tristi e strazianti è che ricordo di voler avere la capacità di trasformare come per magia il mio aspetto. Non l’ho mai detto prima in un’intervista. Devo aver avuto solo 9 anni. Volevo solo apparire diversa. Per me è triste pensarci e odiavo qualsiasi altro ragazzo…” dice, calmandosi. È difficile persino sentirmi dirlo ad alta voce. Vorrei prendere quella ragazzina e dirle ‘Stai bene. Non devi cambiare niente’.”

La sua musica potrebbe ancora essere venduta come drammatica e triste ma – finalmente – la Welch non lo è più. È innamorata al momento? “Oh. Non risponderò” dice con un sorriso beato. Per quanto confessionale sia la sua musica, alcune cose devono rimanere private.

Photographs by Bella Newman. Styled by Aldene Johnson. Hair by Leigh Keates at Premier Hair and Make-up using Ouai and Babyliss Pro. Make-up by Sarah Reygate at David Artists using Glossier. Stylist’s assistants: Elle Fell and Molly Morphew. Shot on location at Clapton Tram Shed.

Florence + The Machine saranno headliner del Barclaycard presents British Summer Time Hyde Park il 13 luglio. Biglietti disponibili su bst-hydepark.com

 

>>Clicca qui per l’articolo originale<<