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Christmas Contest – Win a photo autographed by Florence!

CONTEST DI NATALE

RACCONTACI COSA SIGNIFICA FLORENCE + THE MACHINE PER TE E VINCI L’AUTOGRAFO DI FLORENCE! (ENGLISH BELOW)

Quest’anno abbiamo deciso di farvi un regalo di Natale molto speciale… UN AUTOGRAFO DI FLORENCE! Si tratta di una fotografia autografata da Florence in persona, naturalmente con un certificato di garanzia che ne attesta l’autenticità.

20×25 cm

 

Per aggiudicarvi l’autografo dovrete raccontarci quello che Florence + The Machine rappresentano per voi: potete farlo con una fotografia, una poesia, un disegno… siate originali! Basta che tutto sia all’interno di un’immagine che pubblicheremo in un album su Facebook. Per esempio, se scrivete una poesia non inviateci il testo ma inseritelo all’interno di un’immagine neutra.

Potete iniziare a inviarci i vostri lavori fin da ora via Facebook o via mail a fatmitalianarmy@gmail.com. Aggiungeremo le immagini all’album man mano che ci arriveranno. L’immagine che riceverà più like entro la mezzanotte di lunedì 19 dicembre vincerà! Annunceremo il nome del vincitore martedì 20 dicembre e lo contatteremo privatamente per accordarci sulla spedizione.

In bocca al lupo!

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CHRISTMAS CONTEST
TELL US WHAT FLORENCE + THE MACHINE MEAN TO YOU AND WIN A PHOTO AUTOGRAPHED BY FLORENCE!

We have a very special Christmas gift for you… A PHOTOGRAPH HAND SIGNED IN PERSON BY FLORENCE! It is accompanied with a Certificate of Authentication.

Enter our contest to win it! Everything you need to do is tell us what Florence + The Machine mean to you: you can send a picture, a poem, a drawing… be creative! They have to be pictures that we can add to a Facebook album: for example, if you write a poem please don’t send the text but put it into a neutral picture.

You can already send your work on Facebook or to fatmitalianarmy@gmail.com. We will add each picture into the album as soon as we receive them. The picture with most likes by Monday 19 December will win! We will announce the winner on Tuesday December 20.

Good luck!

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Intervista – Florence parla di libri e del suo book club “Between Two Books”

FLORENCE WELCH, APPASSIONATA DEL SUO BOOK CLUB, PARLA DEI LIBRI CHE LE HANNO CAMBIATO LA VITA (Intervista originale qui)

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“Crescendo, ero timida e sensibile. Leggere mi ha regalato uno spazio sicuro.”

 

E’ abbastanza divertente il fatto che ho scoperto che Florence Welch ha il suo book club mentre guardavo il profilo Instagram del designer di Gucci Alessandro Michele. Quattro anni fa su Twitter la Welch scoprì che i suoi fan avevano creato un book club in suo onore chiamato “Between Two Books” e lei, da avida lettrice, ne era elettrizzata. “E’ decisamente la parte di Internet che preferisco”, ha detto del club, che adesso è seguito da Zadie Smith e Donna Tartt.

Welch posta continuamente quello che legge su Instagram e si autodefinisce un topo da biblioteca. Qui ci racconta dei libri che le hanno cambiato la vita, le poesie che l’hanno fatta piangere e come i book club sono luoghi sicuri per persone come lei.

Come hai saputo che i tuoi fan avevano creato il book club Between Two Books? Su Twitter! Quando ero in tour circa 4 anni fa, vidi che alcuni fan su Twitter parlavano dell’idea di fondare un book club. Pensai subito che era un’ottima idea e che mi sarebbe piaciuto tantissimo aiutarli ed essere coinvolta in qualche modo. Consigliai loro il primo libro, Opposed Positions di Gwendoline Riley, ed è iniziato tutto da lì.

Come fa il book club a scegliere quali libri leggerà? Qual è stato l’ultimo e cosa stai leggendo adesso? Beh, è iniziato con me che sceglievo i libri che mi erano piaciuti di più. Ma in realtà ho iniziato a trovare più divertente e stimolante avere persone che consigliano libri per noi. Abbiamo avuto un po’ di ospiti. L’ultimo consiglio è stato da parte di Nayyirah Waheed, una bravissima poeta, che ci ha indicato il libro di Yrsa Daley-Ward intitolato Bone, che è un’altra raccolta di poesie. E’ stato uno dei miei preferiti in assoluto. Ma non abbiamo solo autori. Al momento abbiamo Adwoa Aboah, che ha fondato “Gurls Talk.” Lei ha consigliato gli attuali libri, che sono The Rose That Grew from Concrete, libro di poesie di Tupac Shakur, e Geek Love di Katherine Dunn, che avevo in mente di leggere da un po’. Sono sempre affascinata dal tipo di libri che alla gente piace e da quello che leggono, mi dà in qualche modo la scusa per chiedere alle persone che amo e rispetto quali libri li hanno davvero colpiti.

Partecipi alle discussioni? Come? Le ragazze che gestiscono il club hanno creato un gruppo Facebook dove le persone possono iscriversi e discutere dei libri. Penso che la cosa più bella di Between Two Books e che apprezzo molto è che non riguarda me. E’ qualcosa fatto dai fan per i fan. Mi piace stare in disparte e permettere ai membri del club di discutere tra loro. Comunque, parteciperò quando mi sarà chiesto. Ad esempio, se intervisteremo uno degli autori farò delle domande da parte dei fan. Per il nostro ultimo libro, Yrsa Daley-Ward ha risposto a molte domande dei membri del club, tra cui le mie, e a nome del club ho intervistato Donna Tartt: è stato un grande onore, dal momento che sono quasi ossessionata da lei… è così che partecipo.

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Perchè pensi che i book club siano così importanti? Penso che leggere sia essenzialmente un’attività solitaria. Crescendo, leggere è diventata una fuga. Ero timida e sensibile, quindi la lettura era un luogo sicuro. Dire che tutti i lettori sono introversi è una generalizzazione, sono sicura che ci sono tanti lettori estroversi lì fuori ma per me è bello sapere che persone con interessi simili possano davvero stare insieme, in senso sociale, e parlare di qualcosa che è per natura solitario. Between Two Books ha una bella energia. Cerco di non passare molto tempo della mia vita online –  avendo una personalità tendente alla dipendenza, non fa bene alla mia mente – ma questa è decisamente la mia parte di Internet preferita.

Quanti libri pensi di leggere al mese, più o meno? Non lo so! Di solito ne leggo vari contemporaneamente, quindi forse due o tre al mese, ma non li finisco tutti.

L’ultimo libro che hai letto e cosa ti è piaciuto: L’ultimo libro che ho letto è Tristimania: A Diary of Manic Depression di Jay Griffiths, e mi ha rapita completamente. La bellezza con cui descrive quello che deve esser stato il periodo peggiore della sua vita è molto coinvolgente e le connessioni che crea, trovando significati e poesia ai limiti estremi della sua sanità mentale… è difficile rendergli giustizia nel descriverlo. Mia nonna aveva problemi di depressione e si è suicidata quando avevo 14 anni. quindi è un tema che ho a cuore. Questo libro mi è stato regalato da una delle ragazze del Between Two Books, quindi ci tengo molto.

Cosa stai leggendo adesso e cosa ti ha spinto a farlo? Sto leggendo A Little Life di Hanya Yanagihara perché mi è stato consigliato da tantissime persone e sto leggendo anche Geek Love e The Rose That Grew from Concrete, i libri che la mia amica Adwoa ha consigliato al book club.

 

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Personaggi letterari in cui ti immedesimi di più: E’ difficile perché quando leggo un libro provo a perdere me stessa piuttosto che trovarla, quindi non so. Mi faccio assorbire dai personaggi ed è bello arrivare in un luogo in cui ti senti quasi come se non esistessi. Ma poi le loro rivelazioni diventano le tue e non realizzi che il libro intanto ti sta insegnando delle cose, quindi in qualche modo ne esci cambiata. C’era un passaggio alla fine di Ice Age di Kirsten Reed dove il personaggio parla di un momento di consapevolezza mentre esce per strada e viene investita da un bus, è praticamente ridotta a carne e ossa e vorrebbe sparire:

“Ho aspettato che passasse un camion all’angolo di Bond Street, sulla Bowery. Emetteva fumo. Sembrava la scia del suo respiro in un giorno freddo. Al momento non sembrava importante se avessi aspettato che questo grande camion passasse oppure se avessi attraversato. Ho pensato solo di incamminarmi nel traffico, non lo nego. A volte mi stanco di tutte le cose che ingombrano il mio cervello, è confortante essere ridotta ad alcune libbre di carne cruda che faccia solo un grande tonfo e stop.”

Non penso di essermi immedesimata così tanto nella mia vita in qualcosa! Anche se non so se sarei spaventata. Ma trovo scioccante e al tempo stesso meraviglioso leggere qualcosa che pensavi fosse un pensiero del tutto intimo.

Dove ti trovi più a tuo agio a leggere? A casa! Ora che non sono in tour passo molto più tempo lì, è bello.

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Libri che I tuoi genitori ti hanno letto da piccola: Orlando (The Marmalade Cat) di Kathleen Hale e Little House on the Prairie di Laura Ingalls Wilder. Mi sono fissata con la Bibbia quando avevo circa 9 anni e ho cercato di convincere mio padre a leggermela ma, da uomo aperto che lavorava nella pubblicità, non era molto entusiasta! Penso di averlo superato abbastanza in fretta quando ho capito quanti discendenti c’erano dentro.

Libri che hanno alimentato il tuo amore per la lettura da giovane: la trilogia Northern Lights di Philip Pullman sono stati i primi libri a cui mi sono appassionata completamente e attendevo quello successivo col fiato sospeso! Penso che è stata la prima volta in cui mi sono davvero innamorata dei personaggi di un libro, come avere una relazione con loro.

Le prime cose che leggi al mattino: Mi piacerebbe dire qualcosa di spirituale: l’accettazione, una vita onesta… ma di solito leggo le email.

Libreria/e preferita/e: Shakespeare & Co. a Parigi è stupenda. A Parigi mi perdo ed l’unico posto che so come trovare!

Ascolti mai gli audiolibri? Se sì, quali sono I tuoi preferiti? Non lo faccio più ma quando ero piccola ascoltavo Beatrix Potter letto da Alan Bennett. Era per farmi addormentare ma ricordo perfettamente il click della cassetta e il tirarla su per girare lato. Non dormivo in realtà, avrei ascoltato Alan Bennett per ore quindi associo la sua voce al comfort e all’infanzia… ma penso che tutti nel mondo lo facciano!

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Libri che hanno cambiato la tua vita: E’ una domanda difficile! Ci sono stati libri che hanno avuto un profondo effetto su di me. The Road di  Cormac McCarthy e Their Eyes Were Watching God di Zora Neale Hurston. Non so se mi hanno cambiato la vita ma più di recente un libro che ho amato e che davvero ha cambiato la mia idea di “Cos’è un libro? Cos’è la poesia? Cos’è  la biografia?” è stato The Sickbag Song di Nick Cave. Mi è sembrato un pezzo di prosa che non è una cosa sola. E’ un misto di fantasia, poesia e biografia. L’ho davvero amato e mi ha fatto pensare di scrivere poesie mie.

Qualche verso memorabile di libri che puoi recitare subito? Quando cercavo di essere una teenager pseudo ribelle, ricordo di aver imparato a memoria un’intera poesia di Philip Larkin, This Be The Verse, che iniziava con “Mamma e papà ti fottono!”

Preferisci un determinato genere? E perché? Al momento sto leggendo molta poesia. Ci sono poetesse davvero brave come Mira Gonzalez, Ysra Daley-Ward, Nayyirah Waheed, Rupi Kaur, Robert Montgomery. Jay Griffiths in Tristimania dice che la poesia è una sorta di sciamanismo. Sento proprio che nelle loro opere rivelano la verità.

Hai poesie preferite? Recentemente ho riletto la poesia Everyone Sang di Siegfreid Sassoon e ho pianto. Mi fa piangere ancora, è bellissima, parla di persone che cantano nelle trincee durante la prima guerra mondiale.

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Il libro di poesie di Ted Hughes, Birthday Letters, scritto per Sylvia Plath, è una collezione fantastica. Community dal libro Bone di Yrsa Daley-Ward mi ha davvero parlato. E’ questa la cosa bella della poesia. A volte sembra che ti dica qualcosa su di te che non sai finchè qualcun altro non lo scrive.

E l’ultimo libro che ti ha fatto piangere? Ci sono libri per cui ho avuto una reazione viscerale nel passato e penso che siano quelli che hanno avuto un effetto profondo su di me. Middlesex di Jeffrey Eugenides, The Road, e Their Eyes Were Watching God. Ricordo di averli letti in occasioni diverse e singhiozzare istericamente su di loro.

Ti piacerebbe scrivere un libro tuo? Non lo so, perché quando scrivo canzoni ho una voce specifica che va di pari passo con la canzone. In realtà non so come suonerebbe se scrivessi. Non so chi è quella persona. La persona delle canzoni ha grandi idee e prevede le cose, sa cosa sta succedendo ma penso che la mia voce sia molto più insicura quindi dovrei trovare un modo per esprimerla. Sono io, io sono instabile! Cantare ti dà sicurezza ma la me quotidiana non è sicura di sé come quella nelle canzoni.

 

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Florence Welch, artista modernista

Abbiamo tradotto per voi un articolo molto interessante scritto e pubblicato qualche giorno fa da Karan Tripathi (originale qui) in cui l’opera di Florence viene messa in relazione con alcuni famosi artisti del 900, come il drammaturgo Bertoldt Brecht, il regista Dziga Vertov e il pittore e scultore Pablo Picasso.


 

Florence Welch è la cantante della band alternative inglese Florence + The Machine. Una visual artist a pieno titolo – è così affascinante vedere come la sua musica tracci degli innegabili parallelismi con molti artisti modernisti, come Picasso e Brecht. Rappresentante esemplare della storicità del suo nome, Florence Welch ha dedicato – credo consapevolmente – la visuality della sua musica a un movimento estetico i cui stessi padri fondatori partecipano in qualche modo al processo creativo.

Il primo parallelismo è con il teatro brechtiano e la sua idea di straniamento che si riflette nell’ultimo album di Florence. Gli spettatori delle opere di Brecht sono consapevoli di questo effetto di alienazione dal personaggio da parte dell’attore, che lo interpreta in modo da permettere al pubblico una comprensione oggettiva delle cose. Brecht si allontana dalla presenza aurale del personaggio deumanizzandolo e presentandolo come una rappresentazione fittizia della forma umana e non come un vero essere umano. Inoltre, il continuo cambiamento delle scene e la costruzione irreale del set spingono gli spettatori a pensare e vedere il dramma come un’opera d’arte e non come un’estensione delle loro vite.

Possiamo vedere le tracce di questo stesso stile artistico in quasi tutti i capitoli di How Big How Blue How Beautiful. In What Kind of Man, Florence allontana la malinconia a cui era soggetta rappresentandola in un modo metaforicamente esagerato. Questo mostra l’allontanamento dell’attore dal personaggio, che diventa sempre più evidente in St. Jude, dove la si vede seguire sé stessa da spettatrice della sua stessa storia. Questa è una caratteristica squisitamente modernista che poi apparirà anche nei video seguenti e culminerà in Delilah.

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Questo mi porta direttamente al secondo parallelismo col famoso regista sovietico Dziga Vertov. Vertov, nel suo storico L’uomo con la macchina da presa, tenta con successo di rappresentare il rivoluzionario potenziale del cinema. Nel film Vertov colloca uno dei volti esattamente al livello visivo del pubblico in modo da far loro credere di essere spettatori di sè stessi. In questo modo Vertov non solo tenta di democratizzare l’arte cinematografica ma anche di rendere i film un modo di comunicare emancipato dagli stereotipi teatrali e compreso universalmente oltre i limiti del linguaggio. Nel video di Delilah Florence non ci mostra solo la storia della sua autodistruzione ma ci rende partecipi mettendoci nella posizione della “Florence ombra” che è mostrata come una spettatrice inosservata e oggettiva di tutte le vicissitudini che la protagonista sta vivendo. Inoltre l’ampio uso di simboli lo rende un video che può essere compreso oltre il linguaggio. La semplicità degli abiti della protagonista riflette l’allontanamento della narrazione dal dramma teatrale.

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Florence dà massima prova del suo genio del linguaggio figurato in Queen of Peace. La simbologia dell’isola deserta, le onde che si infrangono continuamente, la sua mano sollevata: il video rende giustizia a Vertov con il liberare le emozioni dalla gabbia del linguaggio. Ogni frame del video è lasciato alla libera interpretazione dello spettatore.

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Oltre Vertov e Brecht possiamo rintracciare anche l’astrattismo di Picasso in molti lavori di Florence come Dog Days Are Over, Spectrum e Never Let Me Go. Lo stile di Picasso di guardare l’arte dalla prospettiva delle sue proprietà è evidente nelle geometrie della coreografia di Dog Days Are Over. Il focus sui colori, forme e simboli allontana l’ingannevole realismo dal video e si mostra ribelle nella libera rivolta di cui in fondo è fatta l’arte.

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Florence Welch ha sempre avuto una particolare sensibilità. E’ questa la ragione per cui è spesso definita “alternative” nel mare magnum della cultura popolare. L’uso massiccio di simboli, oltre la finezza metaforica, colloca Florence nell’olimpo dei visual artist contemporanei. Con una voce appassionata e profonda, Florence + The Machine hanno sempre democratizzato i discorsi sull’arte rendendo i video una forma di rappresentazione: l’oggetto di tale rappresentazione è la musica stessa. E’ quest’arte di celebrare l’arte come rappresentazione e non come realtà il motivo per cui Florence è a tutti gli effetti un’artista modernista.

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