Florence Welch – L’alcol, la nuova musica e la ricerca della serenità

Florence Welch intervistata da Neil Mc Cormick per il Telegraph, 27 maggio 2017 | Articolo originale 

Ph. Laura Jane Coulson

Florence Welch è nervosa. “Divento molto ansiosa durante le interviste”, dice, mentre le sue guance pallide arrossiscono e i suoi occhi scuri si illuminano. “Mi sono sempre sentita sopraffatta dalle mie emozioni. Anche ora mentre sto seduta qui, vorrei piangere e non so perché.”

Siamo seduti uno accanto all’altra su un divano giallo a righe nel salotto di casa sua a sud di Londra, un piccolo cottage georgiano in verde inglese e nocciola, pieno di tappeti e oggetti antichi. Cornici dorate riempiono le pareti, cianfrusaglie vintage ricoprono ogni superficie e innumerevoli libri sono ammassati sulle mensole o impilati in precarie costruzioni sul pavimento. Volumi di scrittori americani come Lorrie Moore, John Berryman e Patti Smith insieme alla poesia di T.S. Eliot e una bellissima edizione della storia di Pompei di Mary Beard. La Welch mi vede mentre scruto questa esoterica biblioteca e ride. “Prima che arrivassi ho nascosto tutti i manuali di auto difesa” dice.

Vestita con una leggera camicia floreale e con i capelli rossi (tinti) raccolti in trecce, Florence è pallida, slanciata, bellissima – ed evidentemente ansiosa. “Trovo più facile esprimermi attraverso la musica piuttosto che di persona” dice. “Le canzoni sono come dei talismani protettivi. Nella vita di tutti i giorni sono molto più insicura e timida.”

Di persona in effetti è irriconoscibile rispetto alla superstar acclmata dal pubblico durante il Festival di Glastonbury nel 2015. Sotto il nome Florence + The Machine (che però è un progetto solista), ha pubblicato tre album – Lungs (2009), Ceremonials (2011), How Big How Blue How Beautiful (2015) – che hanno dominato le classifiche su entrambe le sponde dell’Atlantico – cosa che le ha fatto guadagnare anche un Ivor Novello Award per il suo successo internazionale.

«Avevo questa sensazione di non essere compresa abbastanza. Da dove veniva questa stravagante creatura? Adesso ci rido su ma non è stata una cosa facile. La musica è stata la mia ancora di salvezza».

La musica della Welch tende a essere sanguigna e drammatica, guidata da potenti percussioni e imponenti muri sonori. Dal vivo unisce l’intensità della musica con l’entusiasmo della sua performance, correndo sul palco in abiti fluttuanti mentre la sua straordinaria voce passa da una tremante intimità a una potenza da opera lirica. Mentre parla, invece, la sua voce è delicata e nervosa.

“Sul palco succede qualcosa” dice. “Quando canto lassù sento un forte senso di liberazione. Io sono innamorata del mondo ma allo stesso tempo ne sono impaurita; i miei sentimenti sono molto radicali. Nella vita reale devo trovare un modo per affrontarlo. Il palcoscenico è un posto dove tutto acquista un senso e le persone non pensano che io sia matta”.

Florence al British Summertime Festival (Hyde Park, Londra) nel 2016 – Ph. Samir Hussein/Redferns (via Getty Images)

Descrive le sue canzoni come un modo per “nascondersi… Se ti dico che sono tormentata o addolorata ma poi mi vesto bene e faccio casino, allora significa che posso uscirne. Posso anche dire la verità ma mi nasconderei ancora dietro il rumore che sto facendo.” Per How Big How Blue How Beautiful il produttore Marcus Dravs l’ha incoraggiata a ridimensionare le cose e a mettere in mostra il suo lato più vulnerabile. “La cosa che ho dovuto imparare è che l’equilibrio può avere la stessa efficacia dell’urlare” dice.

La musica è sempre stata la forma di espressione preferita dalla Welch. Un mio conoscente viveva accanto alla sua famiglia quando lei era piccola e ricorda che la giovane Florence era molto vivace e cantava sempre.

“La mia infanzia è stata segnata da gente che in casa mi urlava “Stai zitta per favore!”, continuamente. La mia mamma tentava di scrivere un altro libro sulla storia rinascimentale mentre io me ne stavo sulle scale a cantare a squarciagola. “Florence!”.

La Welch è nata a Camberwell, nel sud di Londra, nel 1986. Sua madre, che sembra avere un ruolo molto importante nella sua vita – la casa pullula di sue fotografie – è Evelyn Welch, un’americana d’origine professoressa di Studi rinascimentali e vice presidente della facoltà di Arti e Scienze al King’s College di Londra. Suo padre, Nick Welch, è un pubblicitario diventato poi manager di un campeggio. La famiglia era facoltosa e molto unita. Su una parete c’è una caricatura di suo nonno, Colin Welch, che fu un tempo vice editore del Daily Telegraph. Suo zio è l’autore di satire Craig Brown.

Ha due fratelli e tre fratellastri. Quando era adolescente i suoi genitori hanno divorziato e si sono entrambi risposati. Suo padre ora vive fuori Londra ma la Welch ha scelto la sua casa in una piccola strada all’ombra di un gaswork vittoriano per la vicinanza a quella della mamma. Il loro rapporto è ancora molto complesso.

“Mia madre è una donna accademica, molto intelligente e razionale. Io ero così complicata, un vortice di emozioni incontrollate che non andava bene in matematica e in scrittura e a cui piaceva solo cantare e ballare. In questo campo mia madre non era molto competente. Quindi penso che io non fossi compresa abbastanza all’epoca. Da dove veniva questa stravagante creatura? Adesso ci rido su ma non è stata una cosa facile. La musica è stata la mia ancora di salvezza”.

Florence e sua mamma Evelyn

Ha frequentato la Alleyn’s School di Dulwich, dove si è guadagnata la reputazione di ragazza di successo. Poi andò al College d’arte di Camberwell ma lo lasciò per intraprendere la carriera musicale. “C’era una grande scena di concerti e festini e io volevo solo farne parte. Di solito cantavo a cappella nelle serate open mic. Non avevo un progetto, volevo solo capire se sarei riuscita a fare quello che tutti i ragazzi facevano.”

Dice di non aver mai neanche considerato la possibilità di avere un successo internazionale ma quando portò la sua musica in America per la prima volta lo trovò immediatamente un luogo molto accogliente.

«L’Inghilterra è come un genitore amorevole che vuole sempre assicurarsi che tu non faccia il passo più lungo della gamba. Non c’è complimento senza un velo sottile di critica o scherzo».

“Credo che l’America riesca per natura ad apprezzarti più facilmente” dice. “L’Inghilterra invece è come un genitore amorevole che vuole sempre assicurarsi che tu non faccia il passo più lungo della gamba. Non c’è complimento senza un velo sottile di critica o scherzo. Questo in effetti descrive i miei genitori, quindi se ho generalizzato a tutta la nazione mi scuso. Vivere e lavorare in Inghilterra ti fa stare coi piedi per terra. Temo che se avessi vissuto più a lungo negli USA mi sarei concentrata troppo su me stessa. Ho bisogno delle nuvole grigie e della riservatezza inglese per stare in equilibrio.”

Se la parte musicale le è venuta sempre facile, la Welch teme che i suoi testi siano decisamente nevrotici. Nel processo di scrittura delle sue canzoni riempie i suoi block notes a quadretti con parole, frasi e disegni. “Scrivere sulle righe mi ricorda di quando sbagliavo a scuola. I quadretti mi mettono a mio agio”. Prende un mucchio di foglietti dalla mensola. Il primo, su cui ha scritto la maggior parte del suo primo album, è verde, coperto con stelline e adesivi e la scritta “FLORENCE F***** HATES YOU” che campeggia in piccole lettere colorate. “Ero giovane”, dice. Intere pagine sono riempite di testi embrionali in caratteri cubitali. Su una pagina c’è un disegno abbozzato di un uomo con la barba e raggi mortali negli occhi, con la frase “la faccia grigia di Cristo”.

“A volte una canzone appare per magia, come se fosse caduta dal cielo. E a volte è un collage di cose che ho raccolto… un sogno, un messaggio, un ricordo, e in qualche modo quando metto tutto insieme acquista un senso. Penso troppo nella mia vita, quasi fino all’esaurimento, ma cerco di non farlo con le canzoni. È un processo impulsivo e istintivo.”

Ci sono stati periodi in cui ha dovuto fare i conti col turbinio del successo che l’ha condotta troppo velocemente ai vertici della sua professione e l’ha portata in giro per il mondo in tour. La Welch ha reagito a questa prima ondata di successo con alcol e feste. “L’edonismo era come una maschera” dice. “Ero una bambina timida e dovevo alterare la mia personalità. All’inizio era liberatorio ma poi è diventata una prigione. Pensavo che per scrivere avessi bisogno di essere ubriaca”.

Florence allo Shaky Knees Music Festival (Atlanta) nel 2016 – Ph. Savana Ogburn

Dopo una tempestosa relazione con l’organizzatore di eventi James Nesbitt terminata nel 2014, ha scritto il suo terzo disco in uno stato emotivo acuto, con l’aiuto degli amici più stretti. “Piangevo in studio in tuta. Avevo davvero bisogno di molto sostegno per affrontare le cose.” Ma poi nel tour di due anni che è seguito ha smesso di bere e ha fatto un passo indietro. “Ho riscoperto la mia indipendenza. Mi piace andare in studio in bicicletta tutti i giorni, tornare a casa e cucinare per me, avere una vita tranquilla, leggere tanto. Mi sento più creativa di quanto sia mai stata. La gioia e il sollievo che ne traggo è incredibile”.

Si è presa una pausa dal tour ed è alle fasi iniziali del nuovo album. Non vuole dare molte informazioni ma dice che esplorerà il “buco nero” in cui è caduta. “Sono felice adesso, sono contenta, ma non sarò mai stabile, mai”, dice. “Non penso che debba sempre andare così. Molte cose hanno sempre funzionato: fare feste, essere famosa, le relazioni… ma non ti sosterrà del tutto. Queste sono cose transitorie. Comunque riescono a farti stare bene.”

Cantare e scrivere è il suo costante sostegno. “La musica mi ha sempre dato gioia, anche se è qualcosa di triste o doloroso. Sto scrivendo il mio quarto album ora e francamente non riesco a crederci. Si ha sempre la sensazione che i sogni infantili non si realizzeranno mai. Ma il mio sì.” Fa una smorfia e ridacchia. “È così sdolcinato. Ma è bello finire l’intervista ridendo. All’inizio pensavo che avrei pianto.”

Christmas Contest – Win a photo autographed by Florence!

CONTEST DI NATALE

RACCONTACI COSA SIGNIFICA FLORENCE + THE MACHINE PER TE E VINCI L’AUTOGRAFO DI FLORENCE! (ENGLISH BELOW)

Quest’anno abbiamo deciso di farvi un regalo di Natale molto speciale… UN AUTOGRAFO DI FLORENCE! Si tratta di una fotografia autografata da Florence in persona, naturalmente con un certificato di garanzia che ne attesta l’autenticità.

20×25 cm

 

Per aggiudicarvi l’autografo dovrete raccontarci quello che Florence + The Machine rappresentano per voi: potete farlo con una fotografia, una poesia, un disegno… siate originali! Basta che tutto sia all’interno di un’immagine che pubblicheremo in un album su Facebook. Per esempio, se scrivete una poesia non inviateci il testo ma inseritelo all’interno di un’immagine neutra.

Potete iniziare a inviarci i vostri lavori fin da ora via Facebook o via mail a fatmitalianarmy@gmail.com. Aggiungeremo le immagini all’album man mano che ci arriveranno. L’immagine che riceverà più like entro la mezzanotte di lunedì 19 dicembre vincerà! Annunceremo il nome del vincitore martedì 20 dicembre e lo contatteremo privatamente per accordarci sulla spedizione.

In bocca al lupo!

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CHRISTMAS CONTEST
TELL US WHAT FLORENCE + THE MACHINE MEAN TO YOU AND WIN A PHOTO AUTOGRAPHED BY FLORENCE!

We have a very special Christmas gift for you… A PHOTOGRAPH HAND SIGNED IN PERSON BY FLORENCE! It is accompanied with a Certificate of Authentication.

Enter our contest to win it! Everything you need to do is tell us what Florence + The Machine mean to you: you can send a picture, a poem, a drawing… be creative! They have to be pictures that we can add to a Facebook album: for example, if you write a poem please don’t send the text but put it into a neutral picture.

You can already send your work on Facebook or to fatmitalianarmy@gmail.com. We will add each picture into the album as soon as we receive them. The picture with most likes by Monday 19 December will win! We will announce the winner on Tuesday December 20.

Good luck!

Intervista – Florence parla di libri e del suo book club “Between Two Books”

FLORENCE WELCH, APPASSIONATA DEL SUO BOOK CLUB, PARLA DEI LIBRI CHE LE HANNO CAMBIATO LA VITA (Intervista originale qui)

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“Crescendo, ero timida e sensibile. Leggere mi ha regalato uno spazio sicuro.”

 

E’ abbastanza divertente il fatto che ho scoperto che Florence Welch ha il suo book club mentre guardavo il profilo Instagram del designer di Gucci Alessandro Michele. Quattro anni fa su Twitter la Welch scoprì che i suoi fan avevano creato un book club in suo onore chiamato “Between Two Books” e lei, da avida lettrice, ne era elettrizzata. “E’ decisamente la parte di Internet che preferisco”, ha detto del club, che adesso è seguito da Zadie Smith e Donna Tartt.

Welch posta continuamente quello che legge su Instagram e si autodefinisce un topo da biblioteca. Qui ci racconta dei libri che le hanno cambiato la vita, le poesie che l’hanno fatta piangere e come i book club sono luoghi sicuri per persone come lei.

Come hai saputo che i tuoi fan avevano creato il book club Between Two Books? Su Twitter! Quando ero in tour circa 4 anni fa, vidi che alcuni fan su Twitter parlavano dell’idea di fondare un book club. Pensai subito che era un’ottima idea e che mi sarebbe piaciuto tantissimo aiutarli ed essere coinvolta in qualche modo. Consigliai loro il primo libro, Opposed Positions di Gwendoline Riley, ed è iniziato tutto da lì.

Come fa il book club a scegliere quali libri leggerà? Qual è stato l’ultimo e cosa stai leggendo adesso? Beh, è iniziato con me che sceglievo i libri che mi erano piaciuti di più. Ma in realtà ho iniziato a trovare più divertente e stimolante avere persone che consigliano libri per noi. Abbiamo avuto un po’ di ospiti. L’ultimo consiglio è stato da parte di Nayyirah Waheed, una bravissima poeta, che ci ha indicato il libro di Yrsa Daley-Ward intitolato Bone, che è un’altra raccolta di poesie. E’ stato uno dei miei preferiti in assoluto. Ma non abbiamo solo autori. Al momento abbiamo Adwoa Aboah, che ha fondato “Gurls Talk.” Lei ha consigliato gli attuali libri, che sono The Rose That Grew from Concrete, libro di poesie di Tupac Shakur, e Geek Love di Katherine Dunn, che avevo in mente di leggere da un po’. Sono sempre affascinata dal tipo di libri che alla gente piace e da quello che leggono, mi dà in qualche modo la scusa per chiedere alle persone che amo e rispetto quali libri li hanno davvero colpiti.

Partecipi alle discussioni? Come? Le ragazze che gestiscono il club hanno creato un gruppo Facebook dove le persone possono iscriversi e discutere dei libri. Penso che la cosa più bella di Between Two Books e che apprezzo molto è che non riguarda me. E’ qualcosa fatto dai fan per i fan. Mi piace stare in disparte e permettere ai membri del club di discutere tra loro. Comunque, parteciperò quando mi sarà chiesto. Ad esempio, se intervisteremo uno degli autori farò delle domande da parte dei fan. Per il nostro ultimo libro, Yrsa Daley-Ward ha risposto a molte domande dei membri del club, tra cui le mie, e a nome del club ho intervistato Donna Tartt: è stato un grande onore, dal momento che sono quasi ossessionata da lei… è così che partecipo.

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Perchè pensi che i book club siano così importanti? Penso che leggere sia essenzialmente un’attività solitaria. Crescendo, leggere è diventata una fuga. Ero timida e sensibile, quindi la lettura era un luogo sicuro. Dire che tutti i lettori sono introversi è una generalizzazione, sono sicura che ci sono tanti lettori estroversi lì fuori ma per me è bello sapere che persone con interessi simili possano davvero stare insieme, in senso sociale, e parlare di qualcosa che è per natura solitario. Between Two Books ha una bella energia. Cerco di non passare molto tempo della mia vita online –  avendo una personalità tendente alla dipendenza, non fa bene alla mia mente – ma questa è decisamente la mia parte di Internet preferita.

Quanti libri pensi di leggere al mese, più o meno? Non lo so! Di solito ne leggo vari contemporaneamente, quindi forse due o tre al mese, ma non li finisco tutti.

L’ultimo libro che hai letto e cosa ti è piaciuto: L’ultimo libro che ho letto è Tristimania: A Diary of Manic Depression di Jay Griffiths, e mi ha rapita completamente. La bellezza con cui descrive quello che deve esser stato il periodo peggiore della sua vita è molto coinvolgente e le connessioni che crea, trovando significati e poesia ai limiti estremi della sua sanità mentale… è difficile rendergli giustizia nel descriverlo. Mia nonna aveva problemi di depressione e si è suicidata quando avevo 14 anni. quindi è un tema che ho a cuore. Questo libro mi è stato regalato da una delle ragazze del Between Two Books, quindi ci tengo molto.

Cosa stai leggendo adesso e cosa ti ha spinto a farlo? Sto leggendo A Little Life di Hanya Yanagihara perché mi è stato consigliato da tantissime persone e sto leggendo anche Geek Love e The Rose That Grew from Concrete, i libri che la mia amica Adwoa ha consigliato al book club.

 

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Personaggi letterari in cui ti immedesimi di più: E’ difficile perché quando leggo un libro provo a perdere me stessa piuttosto che trovarla, quindi non so. Mi faccio assorbire dai personaggi ed è bello arrivare in un luogo in cui ti senti quasi come se non esistessi. Ma poi le loro rivelazioni diventano le tue e non realizzi che il libro intanto ti sta insegnando delle cose, quindi in qualche modo ne esci cambiata. C’era un passaggio alla fine di Ice Age di Kirsten Reed dove il personaggio parla di un momento di consapevolezza mentre esce per strada e viene investita da un bus, è praticamente ridotta a carne e ossa e vorrebbe sparire:

“Ho aspettato che passasse un camion all’angolo di Bond Street, sulla Bowery. Emetteva fumo. Sembrava la scia del suo respiro in un giorno freddo. Al momento non sembrava importante se avessi aspettato che questo grande camion passasse oppure se avessi attraversato. Ho pensato solo di incamminarmi nel traffico, non lo nego. A volte mi stanco di tutte le cose che ingombrano il mio cervello, è confortante essere ridotta ad alcune libbre di carne cruda che faccia solo un grande tonfo e stop.”

Non penso di essermi immedesimata così tanto nella mia vita in qualcosa! Anche se non so se sarei spaventata. Ma trovo scioccante e al tempo stesso meraviglioso leggere qualcosa che pensavi fosse un pensiero del tutto intimo.

Dove ti trovi più a tuo agio a leggere? A casa! Ora che non sono in tour passo molto più tempo lì, è bello.

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Libri che I tuoi genitori ti hanno letto da piccola: Orlando (The Marmalade Cat) di Kathleen Hale e Little House on the Prairie di Laura Ingalls Wilder. Mi sono fissata con la Bibbia quando avevo circa 9 anni e ho cercato di convincere mio padre a leggermela ma, da uomo aperto che lavorava nella pubblicità, non era molto entusiasta! Penso di averlo superato abbastanza in fretta quando ho capito quanti discendenti c’erano dentro.

Libri che hanno alimentato il tuo amore per la lettura da giovane: la trilogia Northern Lights di Philip Pullman sono stati i primi libri a cui mi sono appassionata completamente e attendevo quello successivo col fiato sospeso! Penso che è stata la prima volta in cui mi sono davvero innamorata dei personaggi di un libro, come avere una relazione con loro.

Le prime cose che leggi al mattino: Mi piacerebbe dire qualcosa di spirituale: l’accettazione, una vita onesta… ma di solito leggo le email.

Libreria/e preferita/e: Shakespeare & Co. a Parigi è stupenda. A Parigi mi perdo ed l’unico posto che so come trovare!

Ascolti mai gli audiolibri? Se sì, quali sono I tuoi preferiti? Non lo faccio più ma quando ero piccola ascoltavo Beatrix Potter letto da Alan Bennett. Era per farmi addormentare ma ricordo perfettamente il click della cassetta e il tirarla su per girare lato. Non dormivo in realtà, avrei ascoltato Alan Bennett per ore quindi associo la sua voce al comfort e all’infanzia… ma penso che tutti nel mondo lo facciano!

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Libri che hanno cambiato la tua vita: E’ una domanda difficile! Ci sono stati libri che hanno avuto un profondo effetto su di me. The Road di  Cormac McCarthy e Their Eyes Were Watching God di Zora Neale Hurston. Non so se mi hanno cambiato la vita ma più di recente un libro che ho amato e che davvero ha cambiato la mia idea di “Cos’è un libro? Cos’è la poesia? Cos’è  la biografia?” è stato The Sickbag Song di Nick Cave. Mi è sembrato un pezzo di prosa che non è una cosa sola. E’ un misto di fantasia, poesia e biografia. L’ho davvero amato e mi ha fatto pensare di scrivere poesie mie.

Qualche verso memorabile di libri che puoi recitare subito? Quando cercavo di essere una teenager pseudo ribelle, ricordo di aver imparato a memoria un’intera poesia di Philip Larkin, This Be The Verse, che iniziava con “Mamma e papà ti fottono!”

Preferisci un determinato genere? E perché? Al momento sto leggendo molta poesia. Ci sono poetesse davvero brave come Mira Gonzalez, Ysra Daley-Ward, Nayyirah Waheed, Rupi Kaur, Robert Montgomery. Jay Griffiths in Tristimania dice che la poesia è una sorta di sciamanismo. Sento proprio che nelle loro opere rivelano la verità.

Hai poesie preferite? Recentemente ho riletto la poesia Everyone Sang di Siegfreid Sassoon e ho pianto. Mi fa piangere ancora, è bellissima, parla di persone che cantano nelle trincee durante la prima guerra mondiale.

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Il libro di poesie di Ted Hughes, Birthday Letters, scritto per Sylvia Plath, è una collezione fantastica. Community dal libro Bone di Yrsa Daley-Ward mi ha davvero parlato. E’ questa la cosa bella della poesia. A volte sembra che ti dica qualcosa su di te che non sai finchè qualcun altro non lo scrive.

E l’ultimo libro che ti ha fatto piangere? Ci sono libri per cui ho avuto una reazione viscerale nel passato e penso che siano quelli che hanno avuto un effetto profondo su di me. Middlesex di Jeffrey Eugenides, The Road, e Their Eyes Were Watching God. Ricordo di averli letti in occasioni diverse e singhiozzare istericamente su di loro.

Ti piacerebbe scrivere un libro tuo? Non lo so, perché quando scrivo canzoni ho una voce specifica che va di pari passo con la canzone. In realtà non so come suonerebbe se scrivessi. Non so chi è quella persona. La persona delle canzoni ha grandi idee e prevede le cose, sa cosa sta succedendo ma penso che la mia voce sia molto più insicura quindi dovrei trovare un modo per esprimerla. Sono io, io sono instabile! Cantare ti dà sicurezza ma la me quotidiana non è sicura di sé come quella nelle canzoni.

 

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